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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51256/2023 del 21/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Necci era imputato per il reato di truffa: gli si contestava di aver fatto risultare rifornimenti di carburante alla società Lazio Ambiente (connessi ai mezzi riconducibili al coimputato De Bianchi) senza aver effettivamente erogato il carburante, traendo così un vantaggio economico. L'appello e il ricorso in Cassazione deducono carenze probatorie: mancata corrispondenza temporale tra rifornimenti e addebiti sulle carte carburante, possibile utilizzo di altri distributori e di buoni/regolarizzazioni successive non documentate, mancanza di adeguata contabilizzazione, rifornimenti anche di altri prodotti (oli, miscela) e presunta inattendibilità di alcuni testi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha respinto le censure. Ha ritenuto che i giudici di merito (Tribunale e Corte d'appello) avessero valutato convergentemente una serie di elementi probatori — accertamenti di polizia giudiziaria, riscontri visivi, discrepanze tra annotazioni e rifornimenti effettivi, annotazioni trovate presso De Bianchi, divergenze tra nominativi, mezzi e luoghi di spesa — che giustificano la condanna per truffa. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle circostanze attenuanti generiche, osservando che l'atto di appello era poco specifico e che i giudici di merito hanno correttamente valorizzato la gravità e la durata del fatto nonché lo stato di incensuratezza ritenuto poco significativo. Conseguentemente, il ricorrente è stato dichiarato inammissibile nel ricorso, condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 133 cod. pen.

    La Corte ricorda che, ai fini della concessione o del diniego delle circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito può scegliere l'elemento tra quelli indicati dall'art. 133 c.p. che ritiene prevalente; anche un solo elemento attinente alla personalità del colpevole o all'entità/modo di esecuzione del reato può giustificare la decisione.

  • reato di truffa (art. 640 cod. pen.)

    La fattispecie contestata è stata qualificata come truffa: la motivazione valorizza la prova della condotta fraudolenta attraverso il complesso degli elementi probatori (discrepanze documentali, riscontri investigativi e annotazioni riconducibili ai coimputati) che dimostrano l'inganno e il profitto illecito.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rinnovare la valutazione di merito: il ricorrente non può ottenere annullamento limitandosi a proporre una diversa lettura delle stesse risultanze probatorie se i giudici di merito hanno motivato in modo coerente e convergente.
  • Per contestare efficacemente una ricostruzione favorevole all'accusa è necessario produrre elementi documentali o prove concrete capaci di smentire le verifiche investigative; mere deduzioni o supposizioni non sono sufficienti.
  • Discrepanze tra annotazioni contabili, riscontri visivi degli investigatori e registrazioni offrono un quadro probatorio significativo quando risultano multiple e convergenti; singole spiegazioni alternative richiedono adeguato supporto documentale.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere motivato anche richiamando un solo elemento rilevante tra quelli indicati dall'art. 133 c.p.; un atto di impugnazione poco specifico rende difficile ribaltare tale valutazione.
  • In procedimenti per reati economico-contabili, la completezza e la tempestività della documentazione (registrazioni, giustificativi, rendicontazioni) sono fondamentali per la credibilità della difesa: l'assenza di documentazione rafforza l'interpretazione accusatoria.

Testo integrale

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