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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19565/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma della condanna per estorsione (art. 629 c.p.). Il ricorrente ha dedotto: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per errata qualificazione del fatto come estorsione, sostenendo che il suo intervento fu meramente comunicativo e finalizzato all'interesse della vittima, senza profitto né partecipazione alle trattative o coercizione; la sentenza di merito avrebbe travisato le prove attribuendogli partecipazione nelle trattative e un "anticipo" della somma strumentale alla coartazione; (2) vizio di motivazione per omessa pronuncia sulla richiesta ai sensi dell'art. 603 c.p.p. di rinnovazione istruttoria con l'esame della persona offesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: ha richiamato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui l'intermediario è responsabile per concorso in estorsione solo se il suo intervento ha contribuito in modo effettivo al conseguimento dello scopo illecito (partecipazione alle trattative, determinazione dell'ammontare, efficacia coercitiva o interesse patrimoniale diretto). Ha accertato il travisamento probatorio da parte della corte territoriale, atteso che le dichiarazioni non dimostravano la partecipazione del ricorrente alle trattative né la finalità di coartare la vittima. Per tali ragioni ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo esame del materiale probatorio. Il secondo motivo è stato assorbito dalla decisione sul primo.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    La norma punisce l'estorsione; la Corte interpreta che, per ritenere corresponsabile un intermediario, occorre che il suo comportamento abbia dato un contributo concreto al raggiungimento dello scopo estorsivo (es. partecipazione alle trattative, determinazione dell'ammontare, attività con efficacia coartativa o interesse patrimoniale). Se l'intervento è riconducibile esclusivamente all'interesse della vittima o a solidarietà umana, senza profitto, la responsabilità è esclusa.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la rinnovazione dell'istruttoria per acquisire nuova o mancata prova; la Corte rileva l'omessa pronuncia sulla istanza ma, essendo il primo motivo assorbente, ha disposto il rinvio perché la corte territoriale riesamini il materiale probatorio e, implicitamente, valuti anche le istanze probatorie pendenti.

  • art. 23, comma 8, dl. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato per la procedura di esame del ricorso in Cassazione (forme emergenziali/semplificate introdotte dal decreto); la Corte ha proceduto secondo le forme previste da tale disposizione.

Massime di principio

  • Per configurare il concorso dell'intermediario nel reato di estorsione è necessario provare che il suo intervento abbia concretamente contribuito al conseguimento dell'illecito (partecipazione alle trattative, determinazione dell'ammontare, esercizio di pressione o interesse patrimoniale).
  • L'intervento finalizzato esclusivamente all'interesse della vittima, senza vantaggio patrimoniale e senza elementi di coartazione, tende ad escludere la responsabilità per estorsione.
  • La comunicazione di una somma richiesta dagli autori del reato non è di per sé sufficiente a configurare concorso in estorsione se manca prova di partecipazione attiva alle trattative o di efficacia coattiva della condotta dell'intermediario.
  • La valutazione della sussistenza di estorsione tramite intermediario richiede un esame rigoroso del materiale probatorio: il travisamento delle prove è motivo di annullamento in Cassazione.
  • Se il giudice di merito omette di pronunciarsi su richieste istruttorie rilevanti (es. rinnovazione per esame della persona offesa), la Corte suprema può annullare e rinviare per un nuovo esame che tenga conto anche delle istanze probatorie non valutate.

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