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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7353/2024 del 19/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma di condanna per cagionamento del dissesto con operazioni dolose e bancarotta fraudolenta documentale. I fratelli De Blasio hanno dedotto, tra l'altro, omissione di rinnovazione istruttoria per acquisire sentenze sopravvenute che avrebbero escluso il loro ruolo di amministratori di fatto in varie società del presunto 'Gruppo De Blasio', censurando altresì la valutazione delle testimonianze poste a fondamento della qualifica di amministratori di fatto e sollevando profili di possibile ne bis in idem rispetto a sentenze di patteggiamento per reati tributari. Concetta Annunziata ha contestato la mancanza di correlazione tra imputazione e sentenza (sostiene di non essere stata specificamente contestata per il delitto di cagionamento del dissesto), ha ripreso le censure sui mezzi di prova e ha contestato la mancata valutazione della sua consapevolezza (mens rea), essendo mera prestanome.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi in parte. Per i fratelli De Blasio il primo motivo (richiesta di acquisizione di prove sopravvenute) è stato ritenuto fondato: la Corte d'appello avrebbe dovuto applicare il criterio di cui all'art. 603, comma 2, c.p.p. e verificare l'ampliamento della piattaforma probatoria, confrontando le sentenze sopravvenute e gli altri atti richiesti. Anche il secondo motivo (vizi di motivazione sulla qualifica di amministratori di fatto e sulla valutazione testimoniali) è stato ritenuto fondato nella parte in cui la Corte d'appello non si è confrontata con le censure. Il terzo motivo relativo al presunto ne bis in idem con sentenze tributarie è stato ritenuto infondato, con richiamo alla distinzione tra fattispecie tributarie e fallimentari. Quanto ad Annunziata: il primo motivo (correlazione) è infondato perché tale nullità doveva essere dedotta in sede di merito; il secondo è infondato per le medesime ragioni già valutate. Il terzo motivo, relativo alla mancata analisi della consapevolezza/elemento psicologico, è stato ritenuto fondato: la sentenza impugnata ha motivato in modo generico, senza esplorare la reale consapevolezza dell'Annunziata rispetto alle attività illecite. Conseguenza: annullamento della sentenza impugnata e rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli, con indicazione di riesaminare la richiesta di acquisizione delle prove sopravvenute, le censure sulla qualifica di amministratori di fatto e la valutazione della mens rea della Annunziata.

Norme richiamate

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Usato per stabilire il criterio procedurale da applicare alle richieste di rinnovazione istruttoria quando emergono prove sopravvenute: la Corte di appello avrebbe dovuto valutare l'ammissione delle prove in base al comma 2 e non escluderle summariamente

  • art. 495 cod. proc. pen.

    Richiamato insieme all'art. 190 c.p.p.: consente di escludere solo prove vietate dalla legge o manifestamente superflue/irrilevanti, perciò la Corte non poteva negare l'acquisizione delle sentenze sopravvenute senza verifica

  • art. 190 cod. proc. pen.

    Richiama i limiti di ammissione delle prove (proibite o irrilevanti), applicato in combinato disposto con art. 495 per il vaglio delle prove sopravvenute

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al principio del ne bis in idem; la Corte ha confermato che la condanna tributaria e la condanna per bancarotta fraudolenta documentale possono coesistere per la diversità delle fattispecie e degli interessi tutelati

  • art. 223 legge fallimentare (I. fall.)

    Interpretato nel senso che l'omesso versamento di IVA e contributi può integrare il reato di cagionamento del fallimento per operazioni dolose quando contribuisca al dissesto societario

  • art. 216 legge fallimentare (I. fall.)

    Richiamato nelle considerazioni sulla distinzione tra reati tributari e reati fallimentari ai fini del concorso di reati e del diverso oggetto di tutela

  • d.lgs. 74/2000 (art. 10 e altre norme)

    Richiamato per le fattispecie tributarie di occultamento/distruzione di documenti contabili; la Corte ha affermato la diversità tra tali reati e la bancarotta documentale

  • art. 367 cod. pen.

    Menziionato come norma non direttamente riferibile nel rapporto di identità con i reati del procedimento in esame

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti di motivazione e all'enunciazione dei motivi in cassazione (limiti formali dei ricorsi)

  • art. 503 comma 2 e art. 495 comma 1 cod. proc. pen.

    Menziionate nelle censure iniziali circa la disattesa richiesta di rinnovazione istruttoria; la Corte ha precisato i criteri procedurali applicabili

Massime di principio

  • Se in appello o dopo il processo emergono sentenze o documenti sopravvenuti che possono incidere sulla ricostruzione dei fatti, il giudice d'appello deve valutare l'ammissione di tali prove secondo l'art. 603, comma 2, c.p.p.; non è ammessa una esclusione sommaria sulla base dell'impossibilità di decidere 'allo stato degli atti'.
  • La richiesta di acquisizione di pronunce sopravvenute che possono smentire elementi fondamentali dell'accusa (es. esistenza di un gruppo societario o ruolo di amministratore di fatto) impone un confronto puntuale per evitare contraddittorietà tra giudicati.
  • Le qualifiche di amministratore di fatto richiedono motivazioni specifiche e il confronto con le censure difensive; non è sufficiente una motivazione assertiva basata su testimonianze non adeguatamente valorizzate o non confrontate con altri elementi probatori.
  • Il principio del ne bis in idem tra sentenze tributarie e reati fallimentari non opera automaticamente: spesso le due fattispecie tutelano beni diversi e possono coesistere le condanne, salvo identità piena della fattispecie
  • Le deduzioni relative alla mancata correlazione tra imputazione e sentenza (nullità a regime intermedio) devono essere dedotte tempestivamente in sede di merito e non possono essere sollevate per la prima volta in Cassazione.
  • Quando l'imputato (o la difesa) contesta la sussistenza dell'elemento psicologico del reato, il giudice deve affrontare specificamente la questione e motivare la valutazione della consapevolezza; una motivazione generica può essere motivo di annullamento e rinvio.

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