Cassazione Penale, Sentenza n. 25997/2023 del 15/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna la confisca disposta dal G.I.P. contestando violazione di legge e vizio di motivazione. Pur essendo riconosciuta la presunzione prevista dall'art. 240-bis c.p. circa la confiscabilità di denaro collegabile a reati indicati (associazione mafiosa/estorsione), la ricorrente deduce che si tratta di una presunzione semplice e che ha fornito documentazione attestante redditi leciti e proporzionalità della somma (si fa riferimento nella motivazione a somme documentate e alla necessità di giustificare la provenienza), quindi la confisca non sarebbe dovuta senza motivazione adeguata. Nel fatto, la sentenza di primo grado aveva ritenuto Pittari colpevole (pena concordata) per avere ricevuto e occultato denaro provento di associazione mafiosa e estorsione (nel testo si menzionano sia 4.000 euro quale somma ricevuta e occultata sia una somma sottoposta a confisca indicata come 33.100,00 euro).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato in relazione alla confisca. Ha rilevato l'omessa/insufficiente motivazione circa la natura della confisca (non è chiaro se si tratta di confiscA del profitto del reato o di confisca per sproporzione ai sensi dell'art. 240-bis) e ha sottolineato che, data la documentazione prodotta dall'imputata relativa a un'attività lavorativa lecita e ai redditi, il G.I.P. doveva fornire ampia e convincente motivazione sulle ragioni per cui procedere alla confisca malgrado tali elementi. Per tali motivi la sentenza è stata annullata limitatamente alla disposizione di confisca e rinviata al Tribunale di Messina per un nuovo giudizio su quel punto.
Norme richiamate
art. 379 cod. pen.
Nel contesto della sentenza è richiamato come norma del reato per cui è stata inflitta la pena (atto di aver ricevuto/occultato denaro quale provento di reati quali associazione mafiosa ed estorsione)
art. 416-bis cod. pen.
Richiamato in qualità di aggravante/contestazione di tipo mafioso; qualifica la gravità e il contesto associativo di tipo mafioso ai fini dell'imputazione
art. 240-bis cod. pen.
Disciplina la confisca per sproporzione; nella decisione è qualificata come presunzione "contra reum" (ovvero che il denaro sia provento del reato), ma si tratta di una presunzione semplice, pertanto è suscettibile di essere vinta mediante prova della lecita provenienza o della proporzionalità rispetto ai redditi/attività economica
Massime di principio
- La presunzione prevista dall'art. 240-bis c.p. è semplice e quindi può essere efficacemente contrastata se l'imputato fornisce documentazione probante della lecita provenienza del denaro o della sua proporzionalità rispetto ai redditi e all'attività svolta
- Quando si dispone una confisca il giudice deve esplicitare chiaramente la tipologia di confisca applicata (confisca del profitto del reato vs confisca per sproporzione ex art. 240-bis) e motivare in modo specifico perché la confisca è comunque dovuta anche in presenza di documentazione favorevole all'imputato
- La mera formula che dichiara un importo "da ritenersi evidentemente provento del delitto" non è di per sé sufficiente: la decisione deve contenere argomentazioni concrete che colleghino il denaro al reato o spiegazioni sul perché la documentazione giustificativa non sia idonea a superare la presunzione
- Per la difesa, è essenziale produrre fin dall'origine documentazione chiara e puntuale su redditi e attività (conseguente dimostrazione di proporzionalità) e richiedere espressamente al giudice una valutazione motivata sulla non adeguatezza di tali elementi a disinnescare la presunzione
- Per l'accusa, se si invoca la confisca, è opportuno specificare nel provvedimento le ragioni giuridiche e fattuali per cui la presunzione non è stata ritenuta vinta, per evitare annullamenti per carenza motivazionale
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