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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6826/2024 del 15/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza del 15/12/2022 del Tribunale di Roma nella parte in cui è stato mantenuto il sequestro preventivo nonostante l'assoluzione; il ricorrente deduce violazione e erronea applicazione dell'art. 321 c.p.p. e censura l'illogicità e la contraddittorietà della motivazione relativa al sequestro

La decisione

La Corte ha qualificato il ricorso come appello cautelare ex art. 322-bis c.p.p. e lo ha dichiarato inammissibile per tardività (termine di 10 giorni dal deposito della motivazione, scaduto il 27/12/2022; il ricorso è stato depositato il 30/12/2022). La Corte ha altresì osservato che, benché il ricorrente sia stato irrevocabilmente assolto per non aver commesso il fatto, il Tribunale aveva ritenuto che vi fosse uno "scambio di persone" con altro coimputato (Mauro Pasquale) e aveva trasmesso gli atti al pubblico ministero e mantenuto il sequestro; la decisione avverso il sequestro assume forma di ordinanza e il rimedio esperibile era l'appello cautelare nei termini previsti. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 10-quater, d.lgs. n. 74/2000

    Norma che disciplina il reato contestato al ricorrente; richiamata per identificare la fattispecie oggetto del procedimento penale

  • art. 10-ter, d.lgs. n. 74/2000

    Richiamata nella motivazione del Tribunale in connessione allo "scambio di persone" tra imputati e alla diversa attribuzione dei ruoli rispetto alla rubrica iniziale

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente per censurare la decisione sul sequestro; la Corte non ha deciso sul merito della contestazione ma ha ritenuto inammissibile il ricorso per ragioni procedurali

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norma applicata dalla Corte per qualificare l'impugnazione relativa a provvedimenti cautelari contenuti nella sentenza come "appello cautelare" con termine breve (10 giorni dal deposito della motivazione); la mancata proposizione entro tale termine ha determinato l'inammissibilità

  • artt. 309 e 310 cod. proc. pen.

    Richiamati per il principio per cui i provvedimenti che incidono sulla libertà personale sono immediatamente impugnabili; la Corte estende il principio anche ai provvedimenti cautelari reali contestuali alla sentenza, giustificando l'applicabilità dell'appello cautelare

Massime di principio

  • Se una sentenza contiene provvedimenti cautelari (es. sequestro) la parte interessata deve valutare l'appello cautelare ex art. 322-bis c.p.p. quale rimedio specifico e rispettare il termine breve di impugnazione (10 giorni dal deposito della motivazione)
  • La Corte può riclassificare il gravame proposto (es. istanza in cassazione) come appello cautelare: in tal caso si applicano i termini e le regole di ammissibilità dell'appello cautelare, con rischio di inammissibilità per tardività
  • Anche quando l'imputato viene assolto, ciò non esclude automaticamente questioni relative a provvedimenti reali (sequestro): occorre impugnare tempestivamente la parte cautelare della decisione per ottenerne la revoca
  • È essenziale calcolare correttamente i termini tenendo conto dei giorni festivi e del giorno di deposito della motivazione: un deposito ritardato di pochi giorni può comportare l'inammissibilità
  • I rimedi per misure cautelari differiscono da quelli sul merito; va preferito il rimedio procedurale specifico (riesame/appello cautelare) piuttosto che l'impugnazione ordinaria sul merito
  • Quando si contesta la motivazione del giudice in punto di misure cautelari, è utile indicare espressamente il rimedio e il termine applicabile sin dal primo atto di impugnazione per evitare decadenze procedurali

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