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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4255/2025 del 31/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Catanzaro dell'8/03/2024 che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Castrovillari l'11/07/2019 per il reato previsto dall'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 (coltivazione di pianta di marijuana e detenzione di 0,5 g di stupefacente), commesso il 14/07/2015. Il ricorrente denunciava la violazione degli artt. 157 e 159 cod. pen. per omessa rilevazione dell'estinzione del reato per prescrizione maturata anteriormente alla sentenza impugnata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso: il fatto è stato commesso il 14/07/2015; essendo la pena massima applicabile non superiore a sei anni, il termine di prescrizione è di sei anni aumentato di un anno e sei mesi ai sensi dell'art. 161, comma secondo, cod. pen., per cui la prescrizione è maturata il 14/01/2023. Non risultando dagli atti interruzioni o sospensioni del corso della prescrizione (l'appello del 24/10/2019 ha portato all'udienza fissata per l'8/03/2024 senza atti che sospendessero il termine), la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    Individua il reato ascritto al ricorrente (coltivazione/detenzione di marijuana); serve a determinare la fattispecie concreta e, quindi, la misura massima della pena utile al calcolo della prescrizione.

  • codice penale, art. 161, comma secondo

    art. 161, comma secondo, cod. pen.

    Applicato dalla Corte per aumentare il termine di prescrizione di un anno e sei mesi rispetto al termine base derivante dalla pena massima applicabile; tale aumento è stato determinante per il calcolo del decorso prescrizionale (14/07/2015 + 7 anni e 6 mesi = 14/01/2023).

  • codice penale, artt. 157 e 159

    artt. 157 e 159 cod. pen.

    Richiamati dal ricorrente come fondamento della censura relativa all'estinzione per prescrizione; la Corte ha valutato la prescrizione in conformità ai principi richiamati, rilevando l'assenza di interruzioni o sospensioni che impedissero il maturare del termine.

Massime di principio

  • Il termine di prescrizione si calcola a partire dalla data di consumazione del reato; per stabilire la durata si tiene conto della pena massima ed eventuali aumenti previsti dalla legge (es. art. 161 c.p.).
  • Gli aumenti previsti dall'art. 161 c.p. devono essere computati nel calcolo del termine prescrizionale quando applicabili e possono far anticipare la maturazione della prescrizione rispetto a un calcolo erroneo che trascuri tali aumenti.
  • La mera pendenza di un gravame (es. appello) non sospende automaticamente la prescrizione: è necessario verificare la presenza di atti o misure che, secondo le norme, interrompono o sospendono il decorso della prescrizione; l'onere di far emergere tali periodi dagli atti è a carico della parte che ne deduce l'interruzione/sospensione.
  • Se la prescrizione è maturata prima della pronuncia impugnata e non risultano interruzioni/sospensioni utili ad impedirne il compimento, la Corte deve dichiarare l'estinzione del reato e annullare la sentenza senza rinvio.
  • In controversie simili è indispensabile documentare e verificare le date esatte degli atti processuali (commissivo, sentenze, impugnazioni, udienze fissate) per un corretto calcolo del decorso prescrizionale.

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