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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 04279/2026 del 02/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per la riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare in carcere dal 10/10/2018 al 21/04/2022; il Fonti era imputato per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p., commi 1,2,4 e 6) ma in appello è stato assolto il 21/04/2022. Il ricorrente contestava l'ordinanza della Corte d'appello di Catania che aveva rigettato la domanda di riparazione, denunciando violazione di legge e vizio di motivazione per un presunto travisamento delle fonti probatorie (in particolare circa il contenuto delle dichiarazioni del collaboratore Vinciguerra e il valore delle frequentazioni del Fonti), sostenendo che tali elementi non potevano costituire ostacolo al riconoscimento dell'equa riparazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato che, nel giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione, il giudice deve valutare autonomamente, in termini ex ante, se la condotta del richiedente abbia dato o concorso a dare causa alla detenzione con dolo o colpa grave, tenendo conto di tutti gli elementi probatori disponibili. La Corte ha ritenuto che la Corte territoriale abbia motivato correttamente: le dichiarazioni dei collaboratori non erano state ritenute del tutto inattendibili ma decontestualizzate; le frequentazioni del Fonti e della moglie con affiliati al clan, unitamente alla mancanza di spiegazioni alternative plausibili, potevano essere lette come prosecuzione di rapporti già accertati e quindi idonee a integrare colpa grave ostativa al diritto all'indennizzo. Di conseguenza il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e ad una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; non sono state liquidate spese a carico dello Stato resistente.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    Norma sostanziale che inquadra il reato per cui il Fonti era indagato; la sentenza di merito ha poi escluso l'aggravante di cui al comma 6 in fase di condanna di primo grado e successiva assoluzione in appello. La Corte di cassazione usa la fattispecie come riferimento per il contenuto dell'accusa ma ricorda che il giudizio per la riparazione non richiede accertamento della colpevolezza penale

  • art. 314 c.p.p.

    Definisce le competenze e i limiti del giudice della riparazione; la Corte ricorda che il giudice della riparazione deve accertare se la condotta del richiedente abbia concorso a dare causa alla detenzione, anche senza accertare la responsabilità penale piena

  • art. 315 c.p.p.

    Insieme all'art. 314 delimita l'ambito cognitivo del giudice della riparazione: è sufficiente che la condotta abbia concorso a determinare l'evento restrittivo

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso e consente l'irrogazione di sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende) quando l'inammissibilità sia imputabile a colpa del ricorrente

Massime di principio

  • Nel giudizio per la riparazione per ingiusta detenzione il livello di accertamento è diverso da quello penale: non si ricerca la responsabilità 'oltre ogni ragionevole dubbio' ma se la condotta del detenuto abbia dato o concorso a dare cause alla detenzione con dolo o colpa grave, creando l'apparenza della commissione del reato
  • Le 'frequentazioni ambigue' con soggetti coinvolti in attività illecite possono integrare la colpa grave ostativa al risarcimento se il giudice motiva adeguatamente la loro idoneità a costituire indizio di contiguità, tenendo conto quantità, qualità e continuità dei contatti e della presenza o meno di spiegazioni alternative
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia possono essere valutate diversamente nel giudizio di riparazione rispetto al processo penale: la loro attendibilità e la pertinence temporale devono essere valutate ex ante e autonomamente dal giudice della riparazione
  • L'assoluzione in sede penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: se emerge che il conduttore ha, con comportamento doloso o gravemente colposo, contribuito a creare l'apparenza del reato, l'indennizzo può essere negato
  • Chi propone ricorso manifestamente infondato o determinante l'inammissibilità per colpa rischia condanna alle spese e sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende

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