Cassazione Penale, Sentenza n. 9712/2024 del 07/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che, in sede di rinvio, aveva rigettato l'istanza ex art. 314 cod.proc.pen. di riparazione per ingiusta detenzione. Il ricorrente contestava che il giudice del rinvio avesse basato il rigetto su fatti ritenuti non provati o inesistenti nel giudizio di merito e denunciava un palese travisamento dei fatti nella valutazione di una condotta a lui attribuita come ostativa al diritto alla riparazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice di merito, con valutazione ex ante autonoma rispetto al processo penale, ha correttamente valutato gli elementi probatori disponibili stabilendo che la condotta di Granato (lanciarsi nel capannello, urlare contro i carabinieri, accusarli falsamente dell'infortunio della madre) pur non costituendo reato accertato, era macroscopicamente imprudente e idonea a generare la falsa apparenza della configurabilità del reato (artt. 110, 337, 339 c.p.), contribuendo così a causare o mantenere l'ordinanza cautelare. La motivazione è stata ritenuta congrua e non manifestamente illogica. Il ricorrente è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod.proc.pen.
Norme richiamate
art. 314 cod.proc.pen.
Norma sulla riparazione per ingiusta detenzione; il giudice deve valutare se l'interessato abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave mediante una valutazione ex ante, autonoma rispetto al giudizio di merito, prendendo in considerazione tutti gli elementi probatori utilizzabili.
art. 616 cod.proc.pen.
Norma che disciplina le spese processuali; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese in caso di rigetto del ricorso.
art. 110 cod.pen.
Citata come riferimento ai delitti collegati (concorso di persone nel reato) la cui apparente configurabilità è stata ritenuta generata dalla condotta del ricorrente, ai fini dell'adozione della misura cautelare.
art. 337 cod.pen.
Richiamato come norma nella fattispecie contestata (resistenza/oltraggio o altro illecito contro pubblico ufficiale) la cui apparente configurabilità è stata ritenuta favorita dalla condotta del ricorrente.
art. 339 cod.pen.
Altro articolo penale richiamato come reato la cui falsa apparenza è stata ritenuta generata dal comportamento contestato al ricorrente.
Massime di principio
- Nelle domande di riparazione per ingiusta detenzione il giudice effettua una valutazione ex ante e autonoma rispetto al processo penale: non si giudica la responsabilità penale, ma se la condotta abbia dato origine alla falsa apparenza del reato.
- Possono essere valutati tutti gli elementi probatori utilizzabili nella fase delle indagini, salvo che siano stati espressamente esclusi o dichiarati inutilizzabili nel dibattimento.
- L'assenza di condanna nel giudizio di merito non impedisce al giudice della riparazione di ritenere che il comportamento dell'interessato abbia contribuito a creare la falsa apparenza del reato; è necessario un raffronto specifico fra la condotta e le ragioni della misura cautelare.
- Per escludere il diritto alla riparazione è sufficiente dimostrare, con motivazione adeguata, la sussistenza di dolo eclatante o di macroscopica negligenza/imprudenza che abbia reso credibile l'ipotesi delittuosa agli occhi dell'autorità.
- In sede difensiva, per ottenere la riparazione conviene dimostrare l'assenza di nesso causale tra la condotta e le ragioni dell'intervento cautelare, la neutralizzazione o inutilizzabilità degli elementi indiziari e l'assenza di negligenza macroscopica.
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