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Sentenza

Sentenza n. 1825/2026 - Torino, Sezione 2

per l'annullamento dell’ordinanza n. 1304 in data 26 novembre 2024 del Comune di Asti, con la quale è stata ordinata la demolizione di opere non autorizzate ed asseritamente ritenute abusive,

Giustizia amministrativa202500388

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Piemonte - Torino, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione di manufatti e opere edilizie non autorizzati

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza di demolizione adottata ai sensi dell'art. 31 d.P.R. 380/2001, deducendo, con unico motivo, la violazione degli artt. 10, 22, 27, 31 e 34 d.P.R. 380/2001, il travisamento dei fatti, la carenza di istruttoria e motivazione e la violazione del principio di proporzionalità. Ha sostenuto che i manufatti, asseritamente precari e di modesta consistenza, non richiedessero il permesso di costruire; che l'ordine non potesse estendersi alle fosse biologiche interrate, quali opere pertinenziali; che gli abusi fossero stati realizzati da altro soggetto; che la demolizione fosse sproporzionata anche in considerazione del tempo trascorso; e che l'ordinanza fosse illegittima per non avere individuato l'area di sedime e l'ulteriore area eventualmente acquisibile al patrimonio comunale in caso di inottemperanza.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo infondate tutte le censure. Le opere sono state valutate unitariamente e non atomisticamente, poiché il pregiudizio urbanistico deriva dal loro complessivo impatto e dalle reciproche interazioni. Le tettoie e le fosse biologiche sono state ritenute funzionalmente asservite agli altri volumi abusivi. Le dimensioni, la stabile collocazione sul terreno e il mantenimento per molti anni escludono la precarietà in senso funzionale e rendono necessario il permesso di costruire, a prescindere dalla facile amovibilità strutturale. È stato inoltre rilevato il contrasto con la disciplina urbanistica e con i vincoli paesaggistico e idraulico gravanti sull'area. Quanto all'art. 8 CEDU e alla proporzionalità, il Collegio ha ritenuto prevalente l'interesse al ripristino della legalità edilizia, considerata la rilevante superficie edificata in area agricola vincolata; ha inoltre precisato che il giudizio di proporzionalità rispetto al diritto all'abitazione riguarda, secondo l'impostazione richiamata, la concreta esecuzione dell'ordine demolitorio e non condiziona la legittimità dell'ordine stesso. La mancata indicazione preventiva dell'intera area acquisibile non vizia l'ordinanza: l'area ulteriore, entro il limite di legge, può essere individuata nel successivo accertamento dell'inottemperanza. La generica allegazione del ricorrente di non essere autore materiale degli abusi è risultata non provata; il Comune aveva già adottato nei suoi confronti un'ordinanza di sospensione dei lavori. L'ordine di demolizione è stato qualificato come atto vincolato, per il quale non è necessaria una specifica motivazione sull'interesse pubblico concreto, essendo tale interesse già insito nell'obbligo legislativo di ripristino. Il ricorrente è stato condannato alle spese, liquidate in euro 3.000 oltre accessori se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 10 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla necessità del titolo edilizio; la decisione accerta che le opere, considerate per caratteristiche e stabile destinazione, richiedevano il permesso di costruire.

  • art. 22 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal ricorrente nel quadro della contestazione del titolo edilizio necessario; la censura è stata ritenuta infondata.

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal ricorrente tra le norme edilizie asseritamente violate; il ricorso è stato respinto.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Costituisce la base normativa dell'ordine di demolizione. L'ordine è un atto vincolato, fondato sull'accertamento dell'abuso; in caso di inottemperanza, l'acquisizione dell'area può essere definita con il successivo accertamento.

  • art. 34 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal ricorrente tra le norme asseritamente violate; non è stata accolta alcuna censura fondata su tale disposizione.

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    Consente l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dei beni e delle aree di sedime, nonché delle aree necessarie alla realizzazione di opere analoghe, in caso di inottemperanza; la porzione ulteriore può essere individuata nel successivo atto di accertamento dell'inottemperanza.

  • art. 8 CEDU

    1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

    La repressione dell'abusivismo edilizio persegue uno scopo legittimo e, nel caso concreto, l'interesse al ripristino dell'ordine urbanistico prevale sul diritto individuale invocato.

Massime di principio

  • La qualificazione dell'abuso edilizio deve avvenire mediante una valutazione complessiva e non atomistica delle opere realizzate, poiché l'impatto lesivo dell'assetto urbanistico può derivare dall'insieme degli interventi e dalle loro reciproche interazioni; non è quindi possibile isolare singole opere per sottrarle alla sanzione applicabile all'intervento unitariamente considerato.
  • La precarietà di un manufatto edilizio si valuta secondo un criterio funzionale e non meramente strutturale: un'opera destinata a soddisfare esigenze non temporanee richiede il titolo edilizio prescritto anche se facilmente amovibile.
  • Le opere accessorie o pertinenziali, quali tettoie e fosse biologiche, sono assoggettate alla medesima valutazione sanzionatoria quando risultino funzionalmente asservite a un complesso di volumi abusivi e concorrano al suo complessivo impatto edilizio.
  • L'ordine di demolizione di opere realizzate senza valido titolo edilizio è un atto vincolato, fondato sull'accertamento dell'abuso; non richiede pertanto una motivazione specifica sul concreto interesse pubblico, essendo tale interesse già definito dal legislatore nell'esigenza di ripristinare la legalità urbanistico-edilizia.
  • La mancata indicazione preventiva dell'intera area eventualmente acquisibile al patrimonio comunale non rende illegittimo l'ordine di demolizione, quando l'ordinanza individui i manufatti e richiami l'acquisizione prevista dalla legge: l'eventuale area ulteriore può essere determinata nel successivo accertamento dell'inottemperanza, nei limiti legislativi.
  • Nel giudizio sulla demolizione di opere abusive, il richiamo all'art. 8 CEDU non impone di subordinare la legittimità dell'ordine demolitorio a un autonomo test di proporzionalità tra diritto all'abitazione e tutela del territorio; nel caso esaminato, la rilevanza degli abusi, la loro consapevole permanenza e la localizzazione in area agricola soggetta a vincoli hanno fatto prevalere l'interesse pubblico al ripristino.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniQualificazione degli interventiVincoli urbanistici
RamiEdiliziaUrbanistica e governo del territorio
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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