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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1883/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza di convalida del DASPO (n.16/2022 del 30/12/2022) sollevando tre censure: 1) vizio di motivazione per presunto controllo inadeguato del G.i.p., che avrebbe basato la convalida su fotogrammi anziché sul video integrale, senza spiegare perché ciò sarebbe insufficiente; 2) vizio di motivazione per l'assenza dei requisiti di urgenza e necessità, atteso che il provvedimento fu adottato a 50 giorni dai fatti e non sarebbero intervenuti ulteriori episodi; 3) eccessiva gravità e sproporzione della misura (durata massima di cinque anni e obbligo di presentazione agli uffici) nei confronti di un soggetto incensurato e per un episodio descritto come attacco a un oggetto senza contatto diretto con persone.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il primo motivo inammissibile per genericità (non è stata dedotta violazione di legge né messa in discussione la genuinità/attendibilità dei fotogrammi) e il secondo motivo inammissibile perché manifestamente infondato (il G.i.p. aveva adeguatamente richiamato le immagini che identificavano il ricorrente e giustificavano la pericolosità). Il terzo motivo è stato accolto: la Corte ha rilevato l'assenza di una motivazione adeguata sulla congruità della durata dell'obbligo di presentazione, ritenendo la formulazione del G.i.p. meramente formulaica; ha annullato l'ordinanza limitatamente alla durata delle prescrizioni relative all'obbligo di presentazione, ha sospeso tale parte del provvedimento del Questore e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Caltanissetta in diversa composizione, con comunicazione al Questore.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137 del 2020

    La menzione nel provvedimento indica che il ricorso è stato trattato secondo la procedura prevista dall'art. 23 comma del D.L. n.137/2020 (rilevante in chiave procedurale per il rito o le modalità di trattazione dell'impugnazione); dal testo si evince un utilizzo della norma come base procedurale per l'esame del ricorso

Massime di principio

  • Fotogrammi o estratti video possono essere ritenuti elementi probatori idonei se non viene contestata la loro genuinità e se consentono l'identificazione univoca: il mancato possesso del video integrale non rende automaticamente nullo o invalido il provvedimento
  • La semplice circostanza di un ritardo temporale (es. 50 giorni) tra i fatti e il provvedimento non annulla di per sé il requisito di urgenza/necessità; il giudice deve però motivare il nesso tra condotta violenta e necessità di prevenzione
  • Per la misura della durata e per prescrizioni onerose (es. obbligo di presentazione) è necessario un ragionamento motivato e proporzionato: formule generiche come "proporzionate alla gravità" non sono sufficienti a giustificare durate vicine al massimo edittale
  • La Corte può annullare parzialmente un provvedimento amministrativo/sicurezziale (limitatamente alla parte mal motivata) e rimandare il giudizio al giudice di merito per un nuovo esame, con possibile sospensione della parte annullata
  • Difensivamente conviene: a) contestare la genuinità o la rilevanza probatoria degli elementi audiovisivi se inidonei a identificare il soggetto; b) chiedere al giudice una motivazione puntuale sul nesso di pericolosità e sulla necessità/urgenza; c) impugnare la sproporzione della durata con richieste alternative e comparable (es. riduzione al minimo edittale)
  • Per le autorità è prudente motivare dettagliatamente non solo l'accertamento dei fatti ma anche la scelta della durata e delle prescrizioni preventive, argomentando la misura come adeguata e necessaria rispetto al rischio di recidiva o alla gravità concreta degli episodi

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