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Cassazione Civile, Ordinanza n. 01548/2023 del 19/01/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (professionista)

La controversia

Un avvocato aveva agito per ottenere dal proprio assistito il pagamento del compenso per prestazioni di assistenza legale rese in due procedimenti civili esecutivi. Il Tribunale aveva condannato il cliente al pagamento della somma convenuta, ritenendo provato un accordo per euro 1.500 "oltre accessori", con pagamento parziale di euro 150. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza lamentando, con il primo motivo, che il compenso sarebbe stato pattuito in modo omnicomprensivo e che il giudice di merito avrebbe erroneamente aggiunto IVA e contributo Cassa forense, arrivando a euro 2.036,68. Con il secondo motivo ha censurato la liquidazione delle spese, ritenendola eccessiva, ma senza indicare i parametri tariffari applicabili né i valori massimi dello scaglione di riferimento.

La decisione

La Corte ha condiviso la proposta del relatore e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché la dedotta pattuizione omnicomprensiva non risultava provata in modo puntuale e, in ogni caso, l'accordo tra cliente e avvocato può derogare ai minimi tariffari solo con riferimento agli onorari, mentre IVA e contributo Cassa sono voci imposte dalla legge e devono essere aggiunte al compenso pattuito o dovuto. Ha ritenuto inammissibile anche il secondo motivo perché il ricorrente non aveva indicato i valori tariffari necessari a consentire la verifica di decisività della censura; inoltre il giudice di merito non è tenuto ad applicare il valore medio della tariffa, potendo operare aumenti e riduzioni entro i limiti dell'art. 4 del D.M. n. 55 del 2014 senza specifica motivazione, se la liquidazione rientra nei valori normativamente consentiti. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità ed è stato dato atto dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 14 del D. Lgs. n. 150 del 2011

    La controversia è stata trattata nelle forme previste per la liquidazione giudiziale del compenso professionale.

  • art. 380-bis cod. proc. civ.

    Il relatore ha formulato una proposta di definizione accelerata condivisa poi dalla Corte.

  • art. 4 del D.M. n. 55 del 2014

    Il giudice di merito può applicare aumenti e riduzioni rispetto ai valori medi della tariffa, senza specifica motivazione, purché la liquidazione resti entro i limiti previsti dalla norma.

  • art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto/inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, del D.P.R. n. 115 del 2002

    L'ulteriore importo è pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Massime di principio

  • Nel rapporto tra cliente e avvocato, l'accordo sul compenso può incidere sugli onorari, ma non elide automaticamente gli accessori di legge, come IVA e contributo previdenziale, che vanno aggiunti salvo prova specifica di una diversa pattuizione ammissibile e puntualmente dimostrata.
  • La deduzione di un compenso "onnicomprensivo" richiede una prova chiara e specifica: la sola previsione di un pagamento rateale dell'importo concordato non è di per sé incompatibile con l'aggiunta degli accessori di legge.
  • In sede di censura sulla liquidazione dei compensi parametrati, il ricorrente deve indicare con precisione i parametri e gli scaglioni applicabili, altrimenti il motivo è privo di decisività e quindi inammissibile.
  • Il giudice di merito non è obbligato a utilizzare il valore medio della tariffa forense, potendo collocarsi entro il range consentito dalla disciplina tariffaria e regolamentare senza una motivazione ulteriore, se la liquidazione resta nei limiti di legge.

Come è indicizzato

MaterieSpese di liteMandato
RamiProcesso civileContratti
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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