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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46631/2024 del 18/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre censure: 1) mancato riconoscimento della continuazione tra alcuni reati (contestazione che il giudice non avrebbe valutato correttamente la vicinanza temporale e territoriale, indicando un intervallo maggiore di quello reale); 2) violazione del principio del divieto di reformatio in pejus e dell'art. 671 c.p.p., per un presunto aumento della pena risultante dall'applicazione della continuazione; 3) errata revoca della sospensione condizionale della pena, per mancata considerazione del fatto che il ricorrente non aveva più commesso reati dal 2010 e per difetto di valutazione prognostica al momento della decisione

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto le censure in parte, ritenendo inammissibile il primo motivo e infondato il secondo; tuttavia ha accolto il terzo motivo limitatamente alla revoca della sospensione condizionale della pena. L'ordinanza impugnata è stata annullata solo con riferimento alla revoca della sospensione condizionale e il procedimento è stato rinviato al Tribunale di Ravenna per un nuovo esame sulla sussistenza dei presupposti per mantenere o revocare il beneficio alla luce dei criteri di motivazione richiesti. Le altre pronunce del Tribunale relative al riconoscimento della continuazione e al calcolo della pena sono state confermate

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Rilevata la rilevanza dell'art. 671 c.p.p. nella materia esecutiva, la Corte segnala che il giudice deve verificare rigorosamente la sussistenza della continuazione; la continuazione richiede un 'disegno criminoso' unitario e programmato, anche se in termini generali, e non può essere confusa con una mera scelta di vita o ripetizione abituale di reati

  • art. 81 cod. pen.

    Applicazione ai fini del cumulo per reato continuato: il principio del divieto di reformatio in pejus non è stato ritenuto violato dalla Corte, che ha accertato come l'aumento finale della pena (15 giorni e modesta maggiorazione di multa) non costituisca una riforma in peius illecita nel calcolo complessivo operato dal giudice dell'esecuzione

Massime di principio

  • La continuazione richiede la dimostrazione di un 'disegno criminoso' unitario: non basta la mera omogeneità dei reati o la loro reiterazione nel tempo; va accertata una programmazione iniziale almeno nelle linee essenziali
  • La contiguità temporale e la vicinanza dei luoghi sono indizi importanti ma non decisivi: servono come elementi di valutazione insieme ad altri fattori per escludere che i reati siano frutto di autonome scelte successive
  • In sede esecutiva il giudice deve svolgere una verifica rigorosa e motivata sulla continuazione, analogamente a quanto richiesto in sede di cognizione, valutando le circostanze probatorie disponibili
  • Il beneficio della sospensione condizionale della pena non viene automaticamente meno quando si riconosce la continuazione: il giudice dell'esecuzione deve motivare specificamente se la sospensione si estende alla pena complessiva o se i presupposti del beneficio sono venuti meno, valutando la situazione del condannato al momento della decisione (comportamento post-condanna compreso)
  • Il divieto di reformatio in pejus deve essere rispettato nel calcolo della pena unica; aumenti minimi possono essere ritenuti compatibili se correttamente parametrati e motivati dal giudice dell'esecuzione

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