Ordinanza n. 2573/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'annullamento -previa tutela cautelare - del diniego del 24/7/2025 di VISTO DI INGRESSO IN ITALIA PER MOTIVI DI LAVORO SUBORDINATO dell’Ambasciata d'Italia in Marocco.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, adottato dall'Ambasciata d'Italia in Marocco il 24 luglio 2025
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato, anche con motivi aggiunti notificati al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Ministero dell'Interno, il diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato. Ha dedotto, in particolare, la carenza istruttoria del procedimento, rilevata dal Collegio in relazione al fatto che il diniego era stato adottato inaudita altera parte sulla base di una determinazione dello Sportello Unico per l'Immigrazione, organo incardinato nel Ministero dell'Interno. È stata inoltre rappresentata l'esistenza di un pregiudizio derivante dal diniego, a fronte delle ragionevoli aspettative di reperire un'occasione di lavoro in Italia.
La decisione
Il Collegio ha ritenuto sussistente il fumus boni iuris, ravvisando un'evidente carenza istruttoria nel procedimento di diniego del visto, e il periculum in mora, considerando il pregiudizio derivante dalla perdita o compromissione dell'opportunità lavorativa. Ha quindi accolto sostanzialmente l'istanza cautelare, sospendendo il diniego del 24 luglio 2025 e ordinando alla Rappresentanza italiana a Rabat di procedere al riesame in contraddittorio con il ricorrente entro quindici giorni dalla comunicazione dell'ordinanza. La prosecuzione della trattazione è stata fissata alla camera di consiglio del 6 ottobre 2026. Le spese sono state riservate alla decisione definitiva. Il dispositivo contiene una contraddizione interna, poiché afferma formalmente di respingere l'istanza cautelare, ma contestualmente dispone la sospensione del diniego e il riesame, misure tipiche dell'accoglimento cautelare.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
La disposizione costituisce il fondamento della domanda cautelare esaminata dal TAR.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.
Massime di principio
- In sede cautelare, l'evidente carenza istruttoria del procedimento di diniego di un visto d'ingresso può integrare il fumus boni iuris necessario per la sospensione dell'atto.
- Quando il diniego del visto incide sulla concreta possibilità dello straniero di accedere a un'occasione di lavoro in Italia, il pregiudizio derivante dalla perdita o compromissione di tale opportunità può integrare il periculum in mora, da valutare mediante il contemperamento degli interessi coinvolti.
- Qualora il diniego del visto sia adottato senza un contraddittorio effettivo con l'interessato, il giudice amministrativo può sospenderlo e ordinare all'amministrazione un riesame in contraddittorio entro un termine assegnato.
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