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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42197/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Palermo dell'8/11/2022 che aveva confermato la condanna emessa dal G.U.P. del Tribunale di Trapani del 27/05/2021 per il reato previsto dall'art.95 del D.P.R. 30 maggio 2002, n.115, in relazione all'art.76 dello stesso Testo Unico. Il ricorrente contestava: 1) carenza di motivazione e mancata dimostrazione del dolo nella dichiarazione resa per ottenere il gratuito patrocinio (ossia l'elemento soggettivo del reato); 2) mancata applicazione dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (art.131-bis c.p.); 3) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; 4) applicazione erronea della recidiva basata sui precedenti penali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze riproducessero, in sostanza, i motivi già sollevati e respinti in appello senza un confronto critico con le argomentazioni della sentenza impugnata, configurando così un ricorso reiterativo e manifestamente infondato. Sotto il merito, la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'Appello: la "doppia conforme" delle decisioni di primo e secondo grado documenta la consapevolezza della falsità della dichiarazione e quindi il dolo; la tenuità del fatto è esclusa per l'intensità del dolo e per il danno significativo all'Erario; le attenuanti generiche sono state correttamente negate in assenza di elementi positivi a favore dell'imputato; la recidiva è stata motivata con riferimento alla pericolosità sociale emersa dai precedenti e dalla natura ripetuta della condotta. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n.115, art.95

    non riportata integralmente nel testo

    Punisce la falsa dichiarazione resa nell'istanza di ammissione al gratuito patrocinio; la Corte ha ritenuto sussistente il reato per la comprovata discrepanza tra il reddito dichiarato e quello accertato, con dolo.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n.115, art.76

    non riportata integralmente nel testo

    Riferimento al Testo Unico in materia di gratuito patrocinio; utilizzato per collegare l'illecito alla procedura di ammissione al beneficio.

  • Codice di procedura penale, art.521

    Norma richiamata nei motivi di cassazione (procedurali); contestazioni sulla motivazione e sui vizi di motivazione sono esaminate alla luce dei limiti di ammissibilità del ricorso per Cassazione.

  • Codice di procedura penale, art.546, comma 1, lett. e)

    Dispositivo che indica le ipotesi di ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché riproposizione di motivi già decisi in appello senza confronto critico con la motivazione impugnata.

  • Codice penale, art.131-bis

    Istituto dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito secondo cui la tenuità non è applicabile per l'intensità del dolo e per il danno rilevante all'Erario.

  • Codice penale, art.133, comma 1

    Criteri per la determinazione della pena e per la valutazione dell'attenuante; la Corte ha richiamato che il giudice di merito deve indicare i criteri ritenuti rilevanti e che la loro applicazione in sede di merito è soggetta a sindacato in Cassazione solo se arbitraria o illogica.

  • Codice penale, art.62-bis

    Regola in materia di recidiva e della valutazione della personalità del reo; la Corte ha ritenuto motivata l'applicazione della recidiva valutando il rapporto tra precedenti e fatto attuale.

  • Codice di procedura penale, art.123

    Norma richiamata in relazione alla motivazione della sentenza di merito; la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello sia adeguata e non sindacabile in Cassazione.

  • Codice di procedura penale, art.44 disp. att.

    Richiamata in relazione alla determinazione della pena e all'applicazione di circostanze; la Corte ha trovato coerente la valutazione di merito.

  • Codice penale, art.99

    Richiesto in relazione alla determinazione della pena; la Corte ha confermato la correttezza dell'applicazione dei criteri di legge da parte del giudice di merito.

Massime di principio

  • In Cassazione è inammissibile il ricorso che si limiti a riproporre i medesimi motivi già dedotti in appello senza confrontarsi criticamente con le argomentazioni della sentenza impugnata.
  • Quando motivazioni di primo e secondo grado sono "conformi" e si integrano a vicenda, la Corte di legittimità valuta il complesso apparato motivazionale nel suo insieme (principio della "doppia conforme").
  • L'accertamento del dolo è valutazione di merito: se i giudici di merito documentano ragioni e fatti che rendono credibile la consapevolezza della falsità, la Cassazione non sindaca la valutazione a meno che non emerga arbitrarietà o illogicità.
  • L'esclusione della punibilità per particolare tenuità (art.131-bis) è una valutazione discrezionale di merito fondata sui criteri di cui all'art.133; la Cassazione interviene solo se la valutazione è arbitraria o manifestamente illogica.
  • Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche richiede una motivazione positiva da parte del giudice quando vengono concesse; la negazione può essere motivata richiamando l'assenza di elementi positivi e non necessita di analitica disamina in senso favorevole all'imputato.
  • L'applicazione della recidiva deve essere motivata valutando la connessione tra precedenti e reato attuale: può essere legittimamente utilizzata se emerge una perdurante inclinazione al reato e una non occasionale ricaduta nella criminalità.

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