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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6608/2023 del 16/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Entrambi i ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta dell'8.11.2021 che li ha condannati per reati connessi all'associazione mafiosa. Bruno Carmelo deduce vizi di motivazione e valutazione probatoria sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni dei collaboratori, contestando la ricostruzione del suo ruolo e la mancata considerazione di elementi favorevoli alla difesa (inosservanza di norme processuali e penali). Giuseppe Di Venti contesta la qualificazione del suo comportamento come concorso esterno/partecipazione all'associazione mafiosa: deduce che era vittima o soggiogato (non colluso), contesta la mancanza di prova della continuità e della causalita del suo apporto a vantaggio dell'organizzazione, eccepisce errori interpretativi in tema di concorso esterno, nonché questioni sulla prescrizione delle condotte contestate.

La decisione

Per Bruno Carmelo il ricorso è stato respinto come infondato: la Corte di cassazione ha confermato che gli elementi intercettativi e le dichiarazioni dei collaboratori, valutati con metodo logico-induttivo e nel quadro delle emergenze probatorie, erano idonei a dimostrare il ruolo di rilievo di Bruno nella famiglia mafiosa di Calascibetta; la motivazione della Corte territoriale è stata ritenuta adeguata e sufficiente. Per Giuseppe Di Venti il ricorso è stato accolto: la Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia dimostrato la persistenza e la continuità del rapporto tra l'imprenditore e l'associazione dopo il 2001 né abbia spiegato in che modo il suo comportamento costituisse un contributo concreto e causale alla vita dell'organizzazione (requisiti per il concorso esterno); perciò ha annullato con rinvio la sentenza rispetto a Di Venti ordinando nuovo giudizio davanti ad altro giudice.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma centrale invocata: definisce l'associazione di tipo mafioso. La Corte ha interpretato che la partecipazione può essere desunta anche da elementi induttivi e da relazioni gerarchiche e di signoria sul territorio; per il concorso esterno occorre invece che il contributo esterno costituisca una utilità concreta e causale per il sodalizio

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso morale e materiale; utilizzato per tratteggiare limiti e differenze fra concorso esterno e partecipazione associativa

  • art. 157 e ss. cod. pen. (prescrizione)

    Censurato da Di Venti con riferimento ai termini prescrizionali: la Corte ha valutato la rilevanza temporale delle dichiarazioni dei collaboratori e la necessità di verificare la persistenza dell'organizzazione per inquadrare correttamente eventuali profili di estinzione del reato

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato nei motivi difensivi concernenti l'uso di dichiarazioni rese in sede istruttoria e la loro attendibilità; la Corte territoriale e la Cassazione hanno valutato le intercettazioni e le dichiarazioni di collaboratori nel loro complesso

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente in ordine ai vizi di motivazione e di applicazione della legge penale; la Cassazione ha comunque ritenuto la motivazione della Corte d'appello adeguata per Bruno

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Riferito al requisito della motivazione; la Cassazione ha ricordato il principio della concisa esposizione dei motivi e che la decisione deve esporre le ragioni che sorreggono il convincimento, lasciando implicitamente disattese le tesi contrarie non compatibili

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato fra le norme processuali contestate in merito alla valutazione delle prove e all'onere di motivazione; la Corte ha ritenuto non sussistere nullità o vizio formale che invalidasse la decisione

  • art. 111 Cost.

    Invocato in relazione al giusto processo e alla motivazione delle decisioni; la Corte di cassazione ha ritenuto compatibile la motivazione resa dalla Corte d'appello con i principi costituzionali

Massime di principio

  • La partecipazione all'associazione mafiosa ai sensi dell'art. 416-bis può essere accertata anche mediante argomentazione logico-induttiva e attraverso l'insieme delle intercettazioni e delle dichiarazioni di collaboratori, specie se emergono elementi di ruolo e di signoria sul territorio
  • Per il concorso esterno in associazione mafiosa non è sufficiente la mera vicinanza o il pagamento di pizzo: occorre dimostrare un rapporto sinallagmatico e una utilità concreta e causale fornita dall'imprenditore all'organizzazione che contribuisca al mantenimento o al potenziamento dell'attività del sodalizio
  • Deve essere distinto l'imprenditore 'vittima' (soggiogato e privo di libera scelta) dall'imprenditore 'colluso' (che trae vantaggi dal rapporto): la qualificazione rileva ai fini della tipicità del reato di concorso esterno
  • La persistenza temporale e la continuità del rapporto tra organizzazione e concorrente esterno sono elementi essenziali quando la contestazione abbraccia un arco cronologico ampio; la valutazione deve collegare gli episodi concreti al contributo complessivo alla vita del sodalizio
  • La motivazione giudiziaria non deve essere puntuale su ogni dettaglio proposto dalla difesa ma deve esporre le ragioni essenziali che hanno condotto al convincimento: le ragioni contrarie possono risultare implicitamente disattese se incompatibili con la ricostruzione adottata
  • Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori devono essere valutate nel loro contesto e con attenzione alle possibili incoerenze o millanterie; tuttavia, se convergenti e riscontrate da altri elementi, possono bastare a fondare la condanna

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