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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49509/2023 del 13/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per vizio di motivazione e violazione di legge: la Corte d'appello, pur avendo confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Rimini (pena di 5 mesi e 10 giorni di reclusione e 140,00 euro di multa per tentativo di furto; altra condanna per furto aggravato con violenza sulle cose, riconoscendo aggravanti, recidiva e la continuazione), non ha dato alcuna motivazione né risposta alla richiesta di conversione della pena detentiva in pena pecuniaria ai sensi dell'art. 53 legge 24 novembre 1981, n. 689. La doglianza era limitata alla mancata valutazione e motivazione dell'istanza di sostituzione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo fondato il motivo. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla parte relativa alla sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna perché esamini e motivi specificamente la richiesta di conversione. L'accertamento della responsabilità penale resta irrevocabile (la condanna sostanziale è confermata). Il Procuratore generale aveva chiesto il rigetto del ricorso, ma la Cassazione ha rilevato l'obbligo di motivazione in capo alla Corte territoriale e ha disposto il rinvio per nuovo esame del punto.

Norme richiamate

  • art. 53 legge 24 novembre 1981, n. 689

    art. 53, legge 24 novembre 1981, n. 689

    La pluralità di reati unificati dal vincolo della continuazione non è di per sé ostativa alla conversione della pena detentiva in pena pecuniaria; il giudice deve compiere una valutazione complessiva della fattispecie e motivare specificamente l'accoglimento o il diniego dell'istanza, salvo le condizioni ostative tassativamente previste dalla norma.

  • art. 624 c.p.p.

    Utilizzato nel provvedimento finale per dichiarare l'irrevocabilità della sentenza quanto all'affermazione della responsabilità penale; in sostanza la Cassazione conferma che, pur annullando sulla sostituzione della pena, la condanna sostanziale rimane definitiva.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    sez. 5, n. 37062 del 24/5/2022, Latrina, Rv. 283661-01; sez. 4, n. 46432 del 21/9/208, A., Rv. 273932-01

    Precedenti che affermano il principio secondo cui il giudice deve considerare anche i fatti avvinti in continuazione nella valutazione sulla conversione di una pena detentiva e che impongono l'obbligo di motivazione quando la richiesta è stata espressamente formulata.

Massime di principio

  • La mera presenza di più reati collegati dal vincolo della continuazione non esclude automaticamente la possibilità di convertire una pena detentiva in pena pecuniaria ai sensi dell'art. 53 L. 689/1981.
  • Quando l'imputato chiede la conversione della pena, il giudice di merito è obbligato a esaminare la richiesta e a motivare espressamente l'accoglimento o il rigetto; la mancata valutazione costituisce vizio di motivazione rilevante in sede di Cassazione.
  • La Corte di Cassazione può annullare la decisione limitatamente al profilo della motivazione e rinviare ad altra sezione per un nuovo esame, senza intaccare l'affermazione di responsabilità penale se questa è irrevocabile.
  • In casi analoghi la strategia difensiva utile è sottolineare la formulazione esplicita dell'istanza di conversione e chiedere motivazione puntuale sul perché sussistano le condizioni ostative previste dalla legge.
  • Il rinvio per nuovo giudizio riguarda solo il punto carente (qui la sostituzione della pena): non è automaticamente sinonimo di rideterminazione favorevole della pena, ma impone al giudice di merito di pronunciarsi correttamente e motivatamente.

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