Cassazione Penale, Sentenza n. 41608/2022 del 04/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il PM impugna l'ordinanza del Tribunale di Bari (adotta ai sensi dell'art. 310 c.p.p.) che aveva rigettato il suo appello contro l'ordinanza del Gip che aveva respinto la richiesta di custodia in carcere nei confronti di Dileo per il reato di concorso nella coltivazione di ingente quantità di cannabis (artt. 110 c.p., 73, commi 1 e 4, 8, comma 2, d.P.R. 309/90). Il ricorrente deduce contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione del Tribunale nella valutazione delle intercettazioni telefoniche e degli elementi documentali (in particolare la presunta fittizietà del contratto di locazione tra Dileo e Bellapianta), ritenendo che tali elementi dimostrerebbero la consapevolezza e la partecipazione di Dileo alla messa a disposizione del fondo per la coltivazione illecita.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze del PM attengono alla valutazione di merito (interpretazione delle intercettazioni e valutazione delle prove documentali) e pertanto siano insuscettibili di riesame in sede di legittimità, salvo il vizio di manifesta illogicità della motivazione. La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui non è consentito alla Cassazione riformulare la ricostruzione dei fatti o compiere una diversa valutazione degli elementi indizianti se non ove emergano vizi argomentativi che incidano sui requisiti minimi di logicità e di esistenza del discorso motivazionale; nel caso concreto il Tribunale aveva fornito ragioni logiche per ritenere insufficiente la prova della consapevolezza e della "messa a disposizione" del fondo da parte del Dileo, anche alla luce del fatto che la coltivazione era occultata e mancavano riscontri investigativi della sua partecipazione.
Norme richiamate
art. 310 cod. proc. pen.
Richiamata come riferimento procedurale per l'ordinanza del Tribunale con cui è stato deciso l'appello cautelare.
artt. 110 cod. pen.; d.P.R. 309/1990 art. 73 commi 1 e 4, art. 8 comma 2
Norme sostanziali richiamate per inquadrare il reato contestato (concorso nella coltivazione/detenzione di sostanze stupefacenti).
Principi di giurisprudenza della Cassazione (criteri di ammissibilità del ricorso e sindacato sul convincimento del giudice di merito)
Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017 (Paviglianiti); Sez. 4, n. 18795 del 02/03/2017 (Di Iasi); Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021 (Gregoli); Sez. U, n. 22471 del 26/02/2015 (Sebbar)
È confermato il principio che la Cassazione non può riesaminare i fatti né riformulare la valutazione degli indizi: sindacato limitato alla verifica di vizi di motivazione (manifest a illogicità, violazioni di legge), mentre l'interpretazione delle intercettazioni e la valutazione delle prove sono questioni di fatto riservate al giudice di merito.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non sostituisce il giudizio di merito: i ricorsi che mirano a una diversa valutazione delle prove o delle intercettazioni sono generalmente inammissibili se non indicano vizi formali o manifesti errori logico-motivazionali.
- Nelle impugnazioni contro provvedimenti cautelari occorre dimostrare violazioni di legge o manifesta illogicità nella motivazione, non semplicemente proporre una diversa ricostruzione dei fatti.
- L'interpretazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto di competenza del giudice di merito; può essere sindacata in Cassazione solo se la motivazione che le ha recepite appare manifestamente illogica o irragionevole.
- Per ritenere sussistente la "messa a disposizione" di un bene ai fini di reati associativi o di coltivazione di stupefacenti, servono riscontri investigativi concreti e non soltanto anomalie contrattuali o indizi privi di riscontro.
- Quando si contesta il rigetto di misure cautelari è utile agli atti probatori evidenziare riscontri oggettivi e coerenti (documentali, testimoniali, tecnici) che colleghino effettivamente l'indagato all'attività illecita, oltre all'analisi delle intercettazioni.
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