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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19927/2026 del 29/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato per mancanza assoluta della motivazione. Ha dichiarato che i provvedimenti della magistratura di sorveglianza che incidono sulla libertà personale sono ricorribili per cassazione e che la formula "visto, si rigetta" non esplica il percorso logico-giuridico richiesto. Per tali ragioni ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo esame al Magistrato di sorveglianza di Taranto.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva autorizzazione a recarsi nella Regione Basilicata per ragioni di lavoro e l'ampliamento dell'orario di rientro alle ore 22:00 mentre era sottoposto alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il Magistrato di sorveglianza di Taranto respinse la richiesta con un provvedimento manoscritto limitato alla formula "visto, si rigetta", senza alcuna motivazione. La difesa denunciava la mancanza assoluta di motivazione e la violazione degli artt. 111, comma 7 Cost. e 125, comma 3 c.p.p.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111, comma 7

    Ammette la ricorribilità per cassazione dei provvedimenti che incidono sulla libertà personale; rientra in tale nozione anche la mancanza assoluta o l'apparenza della motivazione.

  • Codice di procedura penale, art. 125, comma 3

    Imposta l'obbligo di motivazione dei provvedimenti; la mancanza assoluta o apparente di motivazione costituisce vizio riconducibile a violazione di legge.

  • Ordinamento penitenziario, art. 69, comma 7

    Estende l'obbligo motivazionale ai provvedimenti della magistratura di sorveglianza riguardanti le modalità di esecuzione delle misure alternative.

Massime di principio

  • I provvedimenti della magistratura di sorveglianza che incidono sulla libertà personale sono impugnabili in Cassazione per violazione di legge se manca la motivazione o se essa è meramente apparente.
  • La motivazione deve esplicitare il percorso logico-giuridico che ha condotto al diniego: formule sintetiche o annotazioni manoscritte tipo "visto, si rigetta" sono insufficienti e determinano l'annullamento.
  • Se la richiesta del condannato è fondata su esigenze lavorative già riconosciute in precedenti autorizzazioni analoghe, il giudice deve confrontare esplicitamente tali elementi; l'omissione di tale confronto è vizio motivazionale.
  • In situazioni simili, il difensore dovrebbe documentare compiutamente la necessità (es. contratto, turni, autorizzazioni pregresse) e segnalare chiaramente l'eventuale disparità di trattamento rispetto ad autorizzazioni concesse in altre regioni.
  • La sanzione del vizio motivazionale è normalmente l'annullamento con rinvio per nuovo esame, non l'automatica concessione dell'istanza; il giudice di merito dovrà riesaminare la domanda motivando compiutamente.

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