Cassazione Penale, Sentenza n. 11585/2024 del 20/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso è stato proposto avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la convalida del sequestro preventivo di euro 13.630 rinvenuti insieme a circa 100 g di hashish. Il PM sosteneva che, allo stadio cautelare, sussistesse un quadro indiziario idoneo a ritenere la somma come profitto/collegata all'attività di spaccio (art. 240 c.p.), richiamando la composizione delle banconote e la contemporaneità del ritrovamento e chiedeva anche la riqualificazione del sequestro come funzionale alla confisca c.d. allargata (art. 85 DPR 309/90 e art. 240-bis c.p.) in rapporto alla sproporzione con le condizioni economiche dell'indagato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo sia ammesso solo per violazione di legge (in senso formale) e non per mere doglianze sulla motivazione salvo vizi motivazionali radicali. Ha confermato che, nel caso concreto, il Tribunale aveva correttamente escluso il nesso di pertinenzialità necessario per la confisca diretta del denaro ai sensi dell'art. 240 c.p., dato che il procedimento era per detenzione e non per cessione e non era stata invocata né operata la confisca equivalente (art. 240-bis). Inoltre la Corte ha richiamato il principio per cui il giudice non può, in sede di riesame, riqualificare d'ufficio il sequestro diretto in sequestro per equivalente senza garantire il contraddittorio specifico, pena violazione del diritto di difesa.
Norme richiamate
art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990
Norma che disciplina il reato contestato (detenzione di stupefacenti). La Corte rileva che l'azione cautelare e la valutazione del fumus devono riferirsi alla qualificazione giuridica effettivamente contestata (detenzione e non cessione).
art. 240 cod. pen.
Disciplina la confisca del prodotto, del profitto o del prezzo del reato. La Corte rileva che per la confisca diretta del denaro rinvenuto insieme alla droga è necessario provare il nesso di pertinenzialità (prodotto/profitto/prezzo) e che tale nesso non è automaticamente desumibile dal mero rinvenimento contemporaneo.
art. 240-bis cod. pen.
Norma relativa alla confisca per equivalente (allargata). La Corte osserva che la sua applicazione richiede specifica istruttoria e contraddittorio e non può essere riqualificata d'ufficio nel provvedimento di riesame senza pregiudicare il diritto di difesa.
art. 85 d.P.R. n. 309/1990
Richiamata in relazione alle norme sulla confisca nei procedimenti per stupefacenti; la Corte sottolinea che eventuali richiami a confisca allargata devono essere esplicitamente dedotti e fatti oggetto di contraddittorio.
art. 321 cod. proc. pen.
Norma sul sequestro preventivo richiesta dal pubblico ministero. È stata richiamata per sottolineare che la richiesta del PM riguardava la confisca diretta ai sensi del primo comma e che il riesame non poteva convertirla d'ufficio in una diversa finalità ablativa.
art. 111 Cost. e art. 606 cod. proc. pen.
Richiamati in relazione ai limiti del ricorso per cassazione: il rimedio è ammissibile in materia di sequestro solo per violazione di legge e non per tutte le critiche alla motivazione; vizi della motivazione rientrano in specifiche categorie di motivi di impugnazione.
art. 12-sexies legge 7/8/1992, n. 356
Norma richiamata quale disciplina previgente trasposta poi nell'art. 240-bis; citata per richiamare l'orientamento giurisprudenziale sulla confisca del denaro rinvenuto con stupefacenti.
Massime di principio
- Il sequestro preventivo di somme di denaro rinvenute con stupefacenti può condurre a confisca solo se sussiste un nesso di pertinenzialità comprovabile: prodotto, profitto o prezzo del reato devono essere dimostrati, non presunti per il solo concomitante ritrovamento.
- In fase cautelare il giudice del riesame valuta il fumus del reato nella qualificazione giuridica effettivamente contestata; non è lecito estendere d'ufficio la qualificazione (es. da detenzione a cessione) senza che l'accusa la formuli e senza il necessario contraddittorio.
- La riqualificazione d'ufficio di un sequestro diretto in un sequestro funzionale alla confisca per equivalente (art. 240-bis) è illegittima se priva del contraddittorio specifico, perché inciderebbe sul diritto di difesa dell'interessato.
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro è ammissibile prevalentemente per violazioni di legge; le doglianze sulla motivazione sono normalmente inammissibili salvo vizi motivazionali così gravi da configurare un errore di diritto.
- Elementi indiziari quali il taglio delle banconote o la concomitanza del rinvenimento possono concorrere alla valutazione della pertinenzialità, ma da soli non sono sufficienti a fondare la confisca senza ulteriori elementi istruttori.
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