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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2508/2022 del 24/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per reati edilizi e ambientali (tra cui violazioni del DPR n.380/01 e altre norme) deducendo: per Migliaccio insufficiente correlazione tra imputazione e sentenza per aver ritenuto condotte commissive nonostante la contestazione fosse incentrata su omissioni di vigilanza; commistione illogica tra condotte omissive e commissive e vizio di motivazione; prescrizione già maturata. Per i Carratta censure sulla mancata considerazione della buona fede e degli atti amministrativi (DIA, pareri, nulla osta), insufficiente prova dell'elemento soggettivo e mancata concessione delle attenuanti generiche e valutazione del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Per Migliaccio i motivi sono considerati carenti di specificità perché la sentenza di merito fonda la responsabilità su autonome e autosufficienti ragioni sia omissive che commissive; la contestazione non ha impedito la difesa e non si configura mutamento del fatto. Le censure sui concorsi e sulla motivazione sono superate dalla "doppia conforme" tra prime due sentenze che evidenzia condotte di compartecipazione e strumentalizzazione dei ruoli; la prescrizione è esclusa avendo la consumazione ultimo atto individuato al 19/05/2014. Per i Carratta sono inammissibili o manifestamente infondati i motivi sulla buona fede e sui titoli amministrativi, nonché quelli sul trattamento sanzionatorio, ritenendo la motivazione congrua e richiamando la gravità dei fatti e la personalità criminale dei condannati. I ricorrenti sono condannati alle spese e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • DPR n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), art. 44

    La Corte ha ritenuto che la posizione di garanzia prevista dalla normativa edilizia possa fondare responsabilità sia per omissioni di vigilanza sia in relazione a condotte commissive connesse al rilascio di titoli abilitativi illegittimi

  • DPR n. 380/2001, art. 27

    Richiamato in relazione alla posizione di garanzia e agli obblighi di vigilanza del pubblico funzionario

  • Legge n. 241/1990, art. 19

    La norma è stata richiamata nella riqualificazione del reato amministrativo-contabile connesso ai procedimenti autorizzatori

  • Codice penale, art. 40 comma 2 (culpa in omissione)

    La Corte ha confermato che l'omissione colposa nella posizione di garanzia può integrare la responsabilità penale anche quando nel complesso emergano condotte commissive: le diverse 'rationes decidendi' possono coesistere

  • Codice penale, art. 157 (decorso della prescrizione)

    La prescrizione, in caso di concorso nel reato edilizio, decorre dall'ultima condotta di consumazione del reato; la Corte ha individuato tale ultima condotta nella data indicata nel capo di imputazione (19/05/2014)

  • Codice penale, art. 133 (criteri di determinazione della pena)

    Richiamato dai ricorrenti per contestare la quantificazione della pena; la Corte ha ritenuto congrua la motivazione del giudice di merito, che ha valorizzato gravità, personalità e recidiva

  • Codice di procedura penale, art. 521 e art. 597

    artt. 521, 597 cod. proc. pen.

    Richiamati dai ricorrenti in relazione ai vizi di motivazione e di rito; la Corte ha ritenuto che i motivi siano carenti di specificità e che non vi sia violazione del principio di correlazione tra contestazione e sentenza

  • Codice di procedura penale, art. 606

    art. 606, comma 1, lett. b) ed e)

    La norma è stata invocata per censure sulla motivazione di merito; la Corte ha valutato tali censure come manifestamente infondate o inammissibili perché i fatti e le prove erano stati adeguatamente considerati

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Applicato per l'onere delle spese del procedimento a carico dei ricorrenti in caso di inammissibilità

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000, n. 186

    Richiamata in relazione ai criteri per determinare l'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende, valutando l'assenza di colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione che critichi solo una delle diverse motivazioni autonome della sentenza di merito è in genere inammissibile per carenza di specificità: è necessario affrontare tutte le "rationes decidendi" rilevanti
  • La presenza simultanea di condotte omissive e commissive non configura di per sé una commistione viziosa: i giudici possono fondare la responsabilità su profili distinti e autosufficienti (omissione di vigilanza nella posizione di garanzia e atti commissivi come il rilascio di permessi)
  • Il principio di correlazione tra imputazione e sentenza richiede una trasformazione radicale del fatto per configurare mutamento del fatto; se l'imputato ha potuto difendersi concretamente sull'oggetto dell'accusa, la correlazione è rispettata
  • In ipotesi di concorso nel reato edilizio la prescrizione decorre dall'ultima condotta di consumazione: bisogna determinare con precisione la data dell'ultimo atto rilevante
  • Le DIA e altri atti amministrativi non preservano automaticamente dalla responsabilità penale se risultano affetti da vizi o non costituiscono titolo idoneo per gli interventi realizzati; la buona fede deve essere concretamente provata
  • Quando le decisioni di primo e secondo grado formano una "doppia conforme", la motivazione complessiva risulta rafforzata e rende più difficile il successo di censure di merito in cassazione
  • Le questioni relative a quantificazione della pena e concessione delle attenuanti richiedono la confutazione puntuale della motivazione di merito per essere ritenute fondate in cassazione

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