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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22370/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (società)

La controversia

La controversia nasce da un provvedimento dell'amministrazione doganale che irrogava sanzioni a una società importatrice, assumendo che nella dichiarazione del valore della merce in dogana fosse stato omesso il valore delle royalties dovute per diritti di licenza. In primo grado la commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso della contribuente, escludendo che tali diritti dovessero essere inclusi nel valore in dogana; la commissione regionale aveva poi rigettato sia l'appello principale dell'amministrazione sia l'appello incidentale della società. In Cassazione l'amministrazione ha proposto due motivi: con il primo ha denunciato nullità della sentenza per motivazione apparente, violazione dell'art. 112 c.p.c. e dei requisiti di motivazione; con il secondo ha dedotto violazione delle norme doganali e dei criteri di interpretazione contrattuale, sostenendo che la CTR avesse erroneamente interpretato i contratti di licenza e sussunto i fatti, senza considerare correttamente le clausole relative alle royalties e al valore della merce importata.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondata la preliminare eccezione di inammissibilità del ricorso per asserita mancanza di esposizione sommaria dei fatti, ma ha dichiarato inammissibili entrambi i motivi. Il primo motivo è stato respinto perché la motivazione della sentenza impugnata, pur sintetica e riferita a un orientamento giurisprudenziale, è stata ritenuta sufficientemente chiara e riconducibile al caso concreto, dunque non apparente; inoltre, la denuncia di omessa pronuncia è stata considerata incompatibile con la stessa censura di motivazione apparente. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché, pur formalmente prospettato come violazione di legge, mirava in realtà a ottenere una rivalutazione del merito e dell'interpretazione dei contratti già compiuta dal giudice di appello, attività non consentita in sede di legittimità. Il ricorso è quindi stato complessivamente rigettato/inammissibile nei suoi motivi, con conferma della decisione favorevole alla società e senza ulteriore contributo unificato per l'amministrazione ammessa alla prenotazione a debito.

Norme richiamate

  • art. 366 c.p.c.

    L'eccezione di inammissibilità per carenza di esposizione sommaria dei fatti è stata respinta perché il ricorso conteneva un'esposizione completa degli elementi fattuali rilevanti.

  • art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

    È il parametro invocato per denunciare nullità della sentenza; la Corte ha chiarito che la censura era ammissibile in astratto ma infondata.

  • art. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c.

    Richiamato per sostenere la nullità della sentenza per motivazione apparente; la Corte ha escluso che nel caso concreto la motivazione fosse meramente apparente.

  • art. 36 d.lgs. n. 546/1992

    Richiamato tra le norme che disciplinano il contenuto della sentenza tributaria; la Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione della CTR.

  • art. 112 c.p.c.

    La doglianza di omessa pronuncia non è stata accolta, anche perché ritenuta logicamente incompatibile con la censura di motivazione apparente così formulata.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Parametro invocato per denunciare violazione di legge; la Corte ha osservato che il motivo tendeva in realtà a una rivalutazione del fatto e delle prove.

  • artt. 143, 150, 157, comma 2, e 160 DAC

    Norme doganali richiamate nel secondo motivo in tema di valore in dogana e diritti di licenza; la Corte non entra nel merito perché reputa la censura inammissibile.

  • artt. 1362 e ss. c.c.

    Richiamati come canoni ermeneutici contrattuali; la Corte ha rilevato che il motivo non indicava specificamente una violazione dei criteri interpretativi, ma sollecitava solo una nuova lettura dei contratti.

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    Richiamato per escludere il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in presenza di soccombenza della parte ammessa alla prenotazione a debito.

Massime di principio

  • La denuncia di motivazione apparente è ammissibile solo quando la sentenza, pur formalmente esistente, non consenta di individuare il fondamento logico-giuridico della decisione; non basta che la motivazione sia sintetica o non affronti in modo analitico tutte le argomentazioni di parte.
  • La censura di omessa pronuncia e quella di motivazione apparente non possono coesistere logicamente sul medesimo punto decisorio: o manca del tutto la risposta alla domanda/eccezione, oppure la risposta c'è ma è solo apparente.
  • In cassazione non è consentito trasformare una dedotta violazione di legge in una richiesta di nuova valutazione dei fatti, delle prove o dell'interpretazione del contenuto contrattuale compiuta dal giudice di merito.
  • L'omesso esame di singoli elementi istruttori non integra di per sé il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. quando il fatto storico rilevante sia stato comunque preso in considerazione dal giudice di merito.
  • Il sindacato di legittimità sull'interpretazione contrattuale è limitato al controllo della correttezza giuridica e della coerenza logica del ragionamento del giudice di merito; non può sostituirsi ad esso nella lettura delle clausole contrattuali.
  • In materia doganale, ai fini della deduzione dei diritti di licenza dal valore in dogana, la sentenza valorizza il dato del rapporto negoziale effettivamente esaminato dal giudice di merito e la specificità della fattispecie concreta, sicché la contestazione in cassazione deve confrontarsi puntualmente con tale accertamento.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamentoImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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