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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47038/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto tre motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione circa i gravi indizi di colpevolezza, lamentando l'assenza di servizi di osservazione, perquisizioni e sequestri e contestando l'interpretazione delle intercettazioni; (2) violazione di legge e vizio di motivazione sulle esigenze cautelari, con specifica critica per l'omessa motivazione sul pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato; (3) violazione di legge per l'applicazione contemporanea di due misure cautelari non custodiali, ritenuta illegittima secondo la tesi del ricorrente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del riesame circa i gravi indizi desunti dalle intercettazioni che collocano il Mantione come fornitore di primo livello nello spaccio di cocaina (capo 17). Ha confermato la sussistenza del pericolo di reiterazione in ragione della qualità di "stabile rifornitore" e dell'inserimento in un contesto criminale professionale, con motivazione conforme al consolidato orientamento giurisprudenziale sul carattere prognostico dell'art. 274 c.p.p. Ha inoltre ritenuto legittima l'applicazione congiunta di due misure non custodiali (obbligo di dimora e obbligo di presentazione quotidiana alla P.G.) alla luce della novella di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p. e della giurisprudenza successiva. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, all'onere di provvedere ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    La norma è richiamata nel capo di imputazione come parte della ricostruzione del concorso nel delitto di spaccio; la Corte non entra nel merito fattuale dell'applicazione, ma conferma che la configurazione è sostenuta dagli elementi probatori (intercettazioni).

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone)

    Richiamato nel capo di imputazione insieme ad altre norme penali; la Corte ritiene che dalle intercettazioni emergano sufficienti indizi per attribuire al ricorrente un ruolo di fornitore.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990 (legge stupefacenti)

    Norma sostanziale sulla disciplina degli stupefacenti cui si riferisce l'accusa di detenzione / spaccio di sostanze (cocaina); la Corte ritiene che gli elementi indiziari siano coerenti con l'imputazione ai sensi di questa disposizione.

  • art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p. (esigenze cautelari)

    Interpretato dalla Corte come norma che richiede una valutazione prognostica sulla possibilità di reiterazione del reato; non è necessario dimostrare imminenti occasioni di recidiva, ma valutare la capacità e la propensione del soggetto a reiterare sulla base di modalità, personalità e contesto.

  • art. 275, comma 3, c.p.p. (misure cautelari)

    La novella introdotta dalla legge 16 aprile 2015, n. 47 ammette la possibilità di applicare misure cautelari non custodiali cumulative; la Corte ne riconosce la legittimità e ne condivide l'applicazione al caso di specie per motivi di adeguato controllo.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47 (modifica art. 275 c.p.p.)

    Ha modificato il regime delle misure cautelari consentendo la combinazione di misure non detentive; la Corte si riferisce a questa modifica per giustificare l'applicazione congiunta di obbligo di dimora e obbligo di presentazione.

  • art. 616 c.p.p. (condanna alle spese per ricorso inammissibile)

    Applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento per inammissibilità del ricorso.

  • sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla regolazione del rimedio e alle sanzioni pecuniarie; la Corte di Cassazione la prende in considerazione nella determinazione del comportamento del ricorrente e nella liquidazione equitativa a favore della Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • Le intercettazioni, se non manifestamente travisate, costituiscono elemento probatorio idoneo a fondare gravi indizi di colpevolezza, e la loro valutazione è rimessa al giudice del merito; la Cassazione interviene solo in caso di manifesta illogicità o irragionevolezza.
  • Il requisito del pericolo di reiterazione ai fini cautelari è prognostico: non richiede l'indicazione di occasioni prossime di recidiva, ma una valutazione complessiva della condotta, della sua ripetitività, della posizione del soggetto e del contesto criminale.
  • La combinazione di misure cautelari non detentive (es. obbligo di dimora + obbligo di presentazione) è ammessa dopo la modifica dell'art. 275 c.p.p.; può essere scelta quando la detenzione non sia ritenuta necessaria ma siano comunque richiesti vincoli idonei a prevenire spostamenti e a garantire controllo.
  • Le censure sulla mera insufficienza di attività investigativa (assenza di perquisizioni/sequestri) devono dimostrare che gli elementi disponibili sono manifestamente inadeguati; altrimenti restano questioni di merito non sindacabili in Cassazione.
  • Un ricorso per cassazione che non si confronta con principi giuridici consolidati o che si limita a critiche di stile è a rischio di inammissibilità e condanna alle spese; opportuno, prima del ricorso, fondare le doglianze su profili di diritto o di manifesta illogicità della motivazione.
  • In ipotesi di traffico di stupefacenti, la qualità di "fornitore stabile" e la ripetitività delle cessioni costituiscono elementi rilevanti per la valutazione della pericolosità e dell'opportunità di misure cautelari, anche non detentive.

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