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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32845/2025 del 06/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano il decreto che confermava la confisca dell'immobile in via Aldina 20 a Calderara di Reno e di quote societarie di KVR s.r.l.s. e Muscle Car s.a.s. I motivi di ricorso erano: (i) violazione del contraddittorio e inosservanza dell'art. 7, commi 4 e 9, d.lgs. n.159/2011 e dell'art. 666 c.p.p., per avere il Tribunale deciso senza consentire alle parti di discutere nuovamente dopo che si era riservato sulle istanze istruttorie; (ii) violazione dell'art. 24, comma 1, d.lgs. n.159/2011 in tema di confisca, con contestazione della ricostruzione della Corte circa il consolidamento dell'acquisto nel 2014 (a seguito dell'estinzione del mutuo) e dedotta la legittima provenienza delle somme tramite dichiarazione dei genitori (elargizioni 2010-2020 per complessivi €30.000) e richiesta di audizione dell'avv. Bruno Avallone per testimoniare un risarcimento derivante da sinistro del 1997; si sosteneva che tali elementi avrebbero dimostrato la disponibilità delle provviste per il pagamento delle rate del mutuo.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi. Sul primo motivo ha ritenuto che il contraddittorio fosse stato rispettato: la difesa aveva depositato e rassegnato conclusioni, aveva avuto piena conoscenza degli atti e la normativa sulle misure di prevenzione (art. 23 richiamante l'art. 7 e l'art. 666 c.p.p.) consente un iter procedurale non necessariamente bifasico con ulteriore audizione dopo la riserva. Sul secondo motivo ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso nella parte in cui attesta una mera censura della motivazione; ha confermato che la Corte di merito ha valutato correttamente l'assenza di redditi adeguati, ha ritenuto la dichiarazione dei genitori tardiva e non corroborata da elementi che dimostrino la capacità economica dei presunti donanti e ha giudicato generica e non idonea la richiesta di audizione dell'avvocato a comprovare l'ammontare di un presunto risarcimento. È stata richiamata la giurisprudenza che impone all'odierno proposto l'onere di allegazione di elementi concreti sulla legittima provenienza dei beni. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia e delle misure di prevenzione)

    art. 7, commi 4 e 9; art. 23; art. 24, comma 1; art. 10; art. 27

    L'art. 23 rinvia al procedimento per le misure personali (art. 7) e, per quanto non previsto, all'art. 666 c.p.p.; la Corte ha interpretato il quadro normativo come compatibile con una gestione del contraddittorio attraverso l'esame degli atti e la riserva decisionale da parte del Tribunale, senza obbligo di una nuova udienza ex ante per definire le questioni istruttorie prima del merito. Quanto all'art. 24, la Corte richiama il principio che la difesa deve allegare elementi concreti sulla legittima provenienza dei beni per escludere la sproporzione rispetto alle entrate lecite.

  • codice di procedura penale

    L'art. 666 disciplina il rito per le misure di prevenzione, prevedendo un iter 'destrutturato' e l'assunzione della prova nel contraddittorio; la Corte ha ritenuto coerente l'uso dell'acquisizione degli atti e delle conclusioni scritte come modalità di contraddittorio. L'art. 616 è applicato per la condanna alle spese del procedimento a carico dei ricorrenti.

Massime di principio

  • La mancata riapertura esplicita dell'udienza dopo una riserva non configura automaticamente violazione del contraddittorio se la difesa ha depositato conclusioni e ha avuto piena conoscenza degli atti: il contraddittorio può dispiegarsi anche tramite l'esame documentale e le controdeduzioni scritte.
  • In materia di misure di prevenzione patrimoniali l'onere probatorio primario sulla legittima provenienza dei beni grava sulla difesa: sono necessari elementi fattuali concreti e riscontrabili (documenti, tracciabilità di trasferimenti) e non bastano dichiarazioni tardive o generiche.
  • L'acquisto tramite mutuo non prova di per sé la provenienza lecita delle risorse necessarie al pagamento delle rate; va dimostrata la disponibilità continuativa di redditi o di risorse lecite sufficienti.
  • Le richieste istruttorie devono essere circostanziate: istanze esplorative o generiche (es. audizione di un legale senza indicazione dell'importo di un presunto risarcimento) sono spesso ritenute insufficienti per modificare l'esito della misura.
  • In Cassazione per le misure di prevenzione il sindacato è limitato alla violazione di legge e a vizi motivazionali gravi; contestazioni di merito o semplici censure della valutazione delle prove sono inammissibili se la motivazione di merito è coerente e comprensibile.

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