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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4219/2023 del 01/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del GIP del 23/09/2021 che aveva disposto, ai sensi dell'art. 33-sexies c.p.p., la restituzione degli atti al PM affinché procedesse con citazione diretta a giudizio per il reato di cui all'art. 4 d.lgs. n. 74/2000 (dichiarazione infedele). Il ricorrente ha dedotto che il provvedimento era abnorme: l'individuazione della modalità di esercizio dell'azione penale (citazione diretta vs richiesta di rinvio a giudizio) va fatta con riferimento alla pena edittale vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (tempus regit actum); all'epoca dell'esercizio la pena massima superava il limite che giustifica la citazione diretta a norma dell'art. 550 c.p.p., pertanto la richiesta di rinvio a giudizio era corretta e l'ordine di restituire gli atti imponeva al PM un adempimento contra legem, con conseguente stasi del procedimento e produzione di un atto nullo.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, richiamando il principio espresso dalle Sezioni Unite (sent. n. 37502/2022) secondo cui, per la scelta della modalità di esercizio dell'azione penale, si deve fare riferimento alla disciplina vigente al momento dell'esercizio dell'azione (tempus regit actum). Ha pertanto dichiarato l'abnormità dell'ordinanza di restituzione degli atti adottata dal GIP in quanto imponeva al PM un adempimento illegittimo, annullando senza rinvio il provvedimento impugnato e disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Prato - Ufficio del Giudice dell'udienza preliminare - per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 4 d.lgs. n. 74/2000

    Definisce il reato di dichiarazione infedele; nel caso in esame la modifica normativa successiva ha comportato un aumento della pena edittale applicabile al reato contestato.

  • art. 33-sexies cod. proc. pen.

    Consente al giudice dell'udienza preliminare, investito da richiesta di rinvio a giudizio, di restituire gli atti al pubblico ministero qualora ritenga che debba procedersi con citazione diretta; tuttavia la Corte ha stabilito che tale provvedimento può essere annullato per abnormità se impone al PM un adempimento contra legem e determina la stasi del procedimento.

  • art. 550 cod. proc. pen. (comma 1 e comma 3)

    Disciplina i casi in cui il PM procede con citazione diretta anziché con richiesta di rinvio a giudizio e i rimedi in caso di mancata udienza preliminare. La Corte ha interpretato che per valutare l'applicabilità dell'art. 550 deve farsi riferimento alla pena edittale vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (principio tempus regit actum); inoltre il comma 3 prevede meccanismi processuali successivi che non sono però alternativi all'annullabilità per abnormità del provvedimento di restituzione quando questo imponga un atto contra legem.

  • art. 39, comma 1, lett. d) del decreto-legge poi conv. nella legge n. 157/2019 (modifica delle pene)

    Riferimento normativo alla modifica che ha inasprito la sanzione edittale del reato (nel provvedimento contestato la pena è passata dalla forbice originaria di uno-tre anni a quella successiva di due anni-quattro anni e sei mesi), variazione che incide sulla valutazione della modalità di esercizio dell'azione penale.

  • Sezioni Unite, sentenza 5 ottobre 2022, n. 37502

    Principio giurisprudenziale applicato: 'tempus regit actum' per le norme processuali che incidono sulla competenza o sulle modalità di esercizio dell'azione penale; è ricorribile per cassazione l'ordinanza abnorme del GUP che impone la restituzione degli atti al PM sull'erroneo presupposto della necessità di citazione diretta, in quanto tale provvedimento determina stasi e possibile nullità dell'atto conseguente.

Massime di principio

  • Per stabilire se procedere con citazione diretta o con richiesta di rinvio a giudizio occorre valutare la disciplina e la pena edittale vigente nel momento in cui il pubblico ministero esercita l'azione penale (principio tempus regit actum).
  • Il provvedimento del GUP di restituzione degli atti ai sensi dell'art. 33-sexies c.p.p., pur non essendo direttamente impugnabile, può essere annullato in Cassazione se si dimostra che è "abnorme" perché impone al PM un adempimento contra legem e determina la stasi procedimentale.
  • La modifica normativa intervenuta tra il fatto e l'esercizio dell'azione penale (inasprimento o attenuazione della pena) è determinante per la scelta della modalità di esercizio dell'azione penale.
  • Il pubblico ministero ha interesse concreto ad ottenere la rimozione di un provvedimento di restituzione abnorme, perché altrimenti sarebbe costretto a emettere un atto (decreto di citazione diretta) suscettibile di nullità e ad una regressione procedimentale.
  • L'eventuale eccezione di nullità conseguente a una citazione diretta irregolare può essere rilevata nel corso del processo e può comportare la trasmissione degli atti ai sensi dell'art. 550, comma 3; tuttavia questo meccanismo non esclude la tutela in Cassazione contro l'atto di restituizione abnorme.
  • In situazioni analoghe conviene verificare tempestivamente (prima dell'esercizio dell'azione o immediatamente dopo) la disciplina applicabile al momento dell'esercizio dell'azione penale e, se necessario, proporre impugnazione mirata per ottenere la rimozione del provvedimento che imponga al PM una modalità di esercizio illegittima.

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