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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2080/2022 del 18/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la revoca della sentenza di condanna n. 2332/16 (5 dicembre 2016), divenuta irrevocabile il 21/02/2019, per abuso d'ufficio in qualità di Sindaco del Comune di Gavardo (mancato rinnovo di Marco Sartori per finalità ritorsive/discriminatorie). Ha dedotto che l'art. 23 del d.l. 16/07/2020 n. 76, convertito nella L. 11/09/2020 n. 120, ha parzialmente abrogato l'art. 323 c.p. escludendo rilevanza penale delle violazioni di norme generali o regolamentari e limitando l'abuso d'ufficio alle "violazioni di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità"; quindi la condotta per cui è stato condannato (violazione di principi generali/ costituzionali come l'art. 97 Cost.) non sarebbe più punibile alla luce della riforma.

La decisione

Il tribunale ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la novella normativa del 2020 ha effettivamente ridotto il campo di operatività dell'art. 323 c.p. con parziale abolitio criminis ma soltanto con riferimento a condotte consistenti nella violazione di mere norme regolamentari o di norme di legge generali prive di immediata precettività. Nel caso concreto la condotta è stata qualificata principalmente come violazione del principio di imparzialità sancito dall'art. 97 Cost.: quando si traduce in comportamenti ritorsivi o discriminatori esso ha immediata portata precettiva e configura una specifica regola di condotta. Pertanto la riforma non ha abrogato la rilevanza penale del fatto per cui Vezzola era stato condannato. Il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 97 Cost.

    Considerato norma di immediata applicazione quando vieta condotte discriminatorie o ritorsive: il principio di imparzialità impone specifici obblighi comportamentali e può essere considerato fonte di precetti immediatamente obbligatori, idonei a integrare l'elemento materiale dell'abuso d'ufficio.

  • art. 323 codice penale (abuso d'ufficio)

    La portata della norma è stata ristretta dalla riforma del 2020: ora abbraccia le "violazioni di specifiche regole di condotta" prive di margini di discrezionalità; non comprende più in generale le violazioni di norme regolamentari o di norme generali prive di immediata precettività.

  • art. 23 d.l. 16/07/2020 n. 76, conv. L. 11/09/2020 n. 120

    sostituisce l'inciso "violazione di legge o di regolamento" con "violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità"

    Ha determinato una parziale abolitio criminis per le condotte basate sulla violazione di norme regolamentari o di norme generali prive di immediata precettività; tuttavia non opera quando la norma invocata (es. art. 97 Cost.) ha contenuto precettivo immediato che vieta comportamenti discriminatori/ritorsivi.

  • art. 1, comma 1, L. n. 241/1990

    Richiamata per i principi di economicità ed efficacia dell'azione amministrativa; la violazione di principi generali d'interpretazione/amministrazione non di per sè esclude la rilevanza penale dopo la riforma, salvo che tali principi non esprimano regole con immediata e specifica portata precettiva.

  • art. 110 D.Lgs. n. 267/2000

    Richiamato nel capo di imputazione ma, secondo la decisione, non idoneo a sostituire o aggiungere la specificità richiesta dalla norma penale riformata a meno che non contenga precetti specifici e privi di discrezionalità.

  • art. 19 D.Lgs. n. 165/2001

    Analogamente richiamato ma non ritenuto, di per sè, idoneo a rientrare nella nuova ristretta nozione di violazione punibile a titolo di abuso d'ufficio se privo di specificità precettiva.

Massime di principio

  • Dopo la riforma del 2020 (art. 23 d.l. 76/2020 conv. L. 120/2020) l'art. 323 c.p. punisce solo la violazione di regole di condotta specifiche ed espresse, prive di margini di discrezionalità: le violazioni di generici principi o di norme regolamentari possono essere escluse dalla rilevanza penale.
  • Un principio costituzionale o una norma di rango generale possono comunque integrare l\'elemento normativo richiesto dall\'art. 323 c.p. quando, nella fattispecie, abbiano "immediata portata precettiva" (ossia vietino direttamente determinate condotte come quelle discriminatorie o ritorsive) e non richiedano atti di dettaglio per la loro applicazione.
  • Nell\'esame della rilevanza penale occorre valutare se dalla norma violata sia desumibile una regola di condotta chiara e vincolante (assenza di margini di discrezionalità). Se sussistono margini interpretativi o discrezionali, la riforma tende a escludere la punibilità.
  • Chi impugna una sentenza irrevocabile sostenendo effetto abrogativo ex post della norma innovata deve provare che la condotta rientrava nella fattispecie ora depenalizzata (cioè che la condotta fu fondata su violazione di norme regolamentari o generiche prive di immediata precettività).
  • La qualificazione dei fatti e la giurisprudenza pregressa (compresa la valutazione in sede di cognizione) sono rilevanti: decisioni che hanno gi  riconosciuto l\'immediata precettività di un principio costituzionale rendono meno probabile il successo di eccezioni di abrogazione parziale.

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