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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 509/2023 del 10/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza d'appello che lo ha condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale (distrazione di ramo d'azienda senza corrispettivo) e documentale con riguardo al fallimento della BMC s.r.l., sostenendo l'inadeguatezza del quadro probatorio, la mancata prova del ruolo di amministratore di fatto, l'inesistenza della cessione simulata (gli acquisti sarebbero avvenuti tramite procedura esecutiva), l'insussistenza del reato documentale per aver rivestito la carica formale per breve tempo, nonché censurando il diniego delle circostanze attenuanti generiche e il riconoscimento della recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato le decisioni dei giudici di merito. Ha ritenuto che, sulla base degli elementi fattuali (identità o sovrapponibilità dell'oggetto sociale tra BMC e BMCR, operatività nella stessa sede, coincidenza di dipendenti e clientela, assenza di corrispettivo per la cessione), fosse legittimo ritenere integrata la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e la bancarotta fraudolenta documentale per l'omessa tenuta delle scritture. Ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche per carenza di concreti elementi positivi e confermato l'applicazione della recidiva. Per effetto della declaratoria d'inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge fallimentare, art. 216, ultimo comma

    La norma è richiamata in relazione alle pene accessorie applicabili alla bancarotta; la Corte la applica come parametro per la durata dell'interdizione e dell'inabilitazione comminate.

  • Codice civile, art. 2560, comma 2

    Richiamato per chiarire che la responsabilità dell'acquirente per i debiti anteriori è una garanzia post factum e non esclude che la cessione senza corrispettivo integri distrazione ai fini della bancarotta.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Applicato per effetto conseguente alla declaratoria d'inammissibilità del ricorso: condanna al pagamento delle spese processuali.

  • Art. 62-bis c.p. (modificato dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, conv. L. 24 luglio 2008, n. 125)

    Richiamato nel ragionamento sulle circostanze attenuanti generiche: dopo la modifica non è più sufficiente lo stato di incensuratezza; la concessione richiede elementi positivi concreti e motivazione adeguata.

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina il merito probatorio se non in presenza di manifesta illogicità, contraddittorietà o omissione della motivazione: contestazioni che chiedono una diversa valutazione delle prove sono inammissibili.
  • La cessione di un ramo d'azienda senza corrispettivo o con corrispettivo palesemente inferiore al valore reale può integrare il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale quando renda impossibile il perseguimento dell'oggetto sociale e il ripiano dei debiti.
  • Il ruolo di "amministratore di fatto" può essere desunto da elementi di fatto (procure durature, gestione continuativa, coincidenza di operatività e clientela, impiego dei medesimi dipendenti) anche se la carica formale è stata cessata.
  • L'omessa tenuta o la mancanza della contabilità, soprattutto se ostacola la ricostruzione dell'attivo e dei movimenti societari, è indizio forte per la bancarotta fraudolenta documentale.
  • Il trasferimento di beni tramite procedure esecutive o acquisti formali non esclude automaticamente l'esistenza di distrazione: la Corte valuta il complesso degli eventi e delle relazioni societarie per determinare la simulazione o l'assenza di corrispettivo effettivo.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo se mancano elementi positivi specifici che giustifichino la mitigazione; il mero comportamento processuale definito 'collaborativo' dalla difesa non ha valore se ritenuto inattendibile dal giudice.
  • Il riconoscimento della recidiva si fonda sulla valutazione della maggiore pericolosità sociale e può essere mantenuto anche se la condanna d'appello riduce la pena, purché sussistano elementi che ne giustifichino l'applicazione.

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