Cassazione Penale, Sentenza n. 28596/2024 del 16/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore ricorreva per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Napoli che, in sede di riesame, aveva annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Michele Barba, imputato per i reati di corruzione (artt. 319, 319-bis, 321 c.p.). Il ricorso censurava: a) la errata applicazione delle regole sul concorso di persone nel reato (il Tribunale avrebbe escluso la corruzione per la mancata identificazione del pubblico agente direttamente competente); b) la scorretta riqualificazione del fatto come traffico di influenze illecite ex art. 346-bis c.p.; c) la dichiarata inutilizzabilità delle intercettazioni, nonostante fossero state autorizzate in relazione all'ipotesi di corruzione e confermavano l'accordo corruttivo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando per nuovo giudizio al Tribunale di Napoli (art. 309, comma 7 c.p.p.). Il Collegio ha ritenuto che il Tribunale avesse posto a fondamento della propria decisione argomentazioni assertive e prive di spiegazione circa l'estraneità dell'atto alla sfera di influenza dell'ufficio di appartenenza di Barba. La Corte ha ribadito che per la configurabilità della corruzione non è necessario che l'atto rientri nelle specifiche mansioni formali del soggetto, ma sia nella sfera di competenza o di influenza dell'ufficio (anche ingerenza di fatto). Ha inoltre ritenuto errata la ricostruzione che qualificava il fatto quale traffico di influenze quando gli elementi indiziari dimostravano l'esistenza di un accordo corruttivo e la correlazione della dazione con l'atto oggetto di mercimonio. Infine, è implicito che le intercettazioni autorizzate per la ipotesi di corruzione non risultano automaticamente inutilizzabili per una successiva riqualificazione diversa.
Norme richiamate
art. 319 cod. pen. (corruzione)
La Corte conferma che per la configurabilità della corruzione è sufficiente che l'atto rientri nella sfera di competenza o di influenza dell'ufficio del pubblico agente, anche se il singolo atto non rientra nelle sue mansioni formali
art. 319-bis e art. 321 cod. pen.
Sono richiamate nell'imputazione; la valutazione congiunta degli artt. rileva nell'ambito del quadro indiziario sull'accordo corruttivo
art. 346-bis cod. pen. (traffico di influenze illecite)
La Corte osserva che il reato di traffico di influenze si distingue strutturalmente dalla corruzione quando il prezzo remunera solo l'opera di mediazione e non è finalizzato all'influenza sul pubblico agente; tuttavia, tale qualificazione è incompatibile con fatti in cui risulta chiaro l'accordo corruttivo e la correlazione della dazione all'atto pubblico
art. 309, comma 7 cod. proc. pen.
Norma richiamata per la competenza del Tribunale al nuovo giudizio dopo annullamento con rinvio
giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 6, n. 34929/2018; Sez. 6, n. 1/2014; Sez. 6, n. 1245/2023 e altre)
Principi richiamati: a) l'anonimato del funzionario corrotto non esclude la configurabilità della corruzione se non vi sono dubbi sull'effettivo concorso di un pubblico ufficiale; b) la mera consegna di denaro a un intermediario non basta a provare la corruzione senza elementi aggiuntivi; c) rileva l'ingerenza di fatto dell'ufficio nella commissione dell'atto
Massime di principio
- Per la configurazione della corruzione non è indispensabile aver individuato nominativamente il funzionario che ha compiuto l'atto: è sufficiente dimostrare il concorso di un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio e che l'atto rientri nella sfera di competenza o di influenza dell'ufficio
- La distinzione tra corruzione e traffico di influenze si basa sulla causalità del prezzo: se la somma è destinata a remunerare solo la mediazione l'ipotesi è traffico di influenze; se è finalizzata all'ottenimento dell'atto pubblico, prevale la corruzione
- Le intercettazioni autorizzate per una determinata ipotesi di reato non diventano automaticamente inutilizzabili se il fatto viene poi riqualificato, purché l'utilizzo sia conforme ai criteri di legittimità che hanno autorizzato la captazione
- Nel riesame cautelare il giudice deve motivare in modo esplicito e non meramente assertivo le ragioni per escludere la rilevanza della sfera di influenza dell'ufficio: omissioni motivazionali possono determinare annullamento in Cassazione
- La mera consegna di denaro a un intermediario non è da sola prova certa di corruzione: è necessario valutare il contesto probatorio complessivo (conversazioni intercettate, flagranza, elementi di concorso)
- In presenza di un solido quadro indiziario sull'accordo corruttivo e delle esigenze cautelari adeguatamente motivate, l'annullamento della misura cautelare per mere ragioni di identificazione formale del funzionario può essere ritenuto errore di diritto
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