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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46854/2022 del 12/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la qualificazione del fatto ritenuto dalla Corte d'appello: il loro motivo deduce che il furto non poteva essere ricondotto all'art. 624-bis cod. pen. (furto in abitazione) perché essi erano stati introdotti legittimamente nell'abitazione della persona offesa in quanto incaricati della pulizia e in possesso delle chiavi; perciò sostenevano che dovesse ritenersi il furto semplice aggravato dall'abuso del rapporto di prestazione d'opera (art. 624 e art. 61, n. 11 cod. pen.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, ritenendo che i giudici di merito avevano erroneamente qualificato il fatto come furto in abitazione ai sensi dell'art. 624-bis. La Suprema Corte ha riclassificato il fatto come furto semplice in concorso aggravato dall'art. 61, n. 11 cod. pen. e ha rilevato che il reato così qualificato è procedibile a querela della persona offesa. Dal fascicolo non risultava una querela valida con volontà di perseguire i colpevoli da parte della persona offesa (era presente solo la denuncia), pertanto l'azione penale non era procedibile. Di conseguenza la sentenza impugnata è annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che per la configurabilità del reato previsto da questa norma sia necessario che l'introduzione nell'abitazione avvenga senza o contro il consenso dell'avente diritto, o che il consenso sia carpito con l'inganno, e che vi sia un nesso finalistico tra introduzione e impossessamento; quindi l'accesso legittimo con chiavi fornite per lavori non rientra nella fattispecie.

  • art. 624 cod. pen.

    Il fatto è stato riqualificato come furto semplice ai sensi di questa norma quando l'introduzione nell'immobile è avvenuta con il consenso o legittimamente, ma l'impossessamento di cose avviene comunque; si applica la procedibilità a querela per il reato così qualificato.

  • art. 61, n. 11 cod. pen.

    Riconosciuta l'aggravante che punisce l'abuso derivante dal rapporto di prestazione d'opera, applicata in combinazione con l'art. 624 per la riqualificazione del fatto.

  • art. 609 cod. proc. pen.

    Usata per affermare la competenza della Corte di Cassazione a rilevare d'ufficio questioni di qualificazione giuridica non sollevate in precedenza, purché non siano necessari accertamenti di fatto.

  • art. 625 cod. pen.

    Richiamato a fini storico-interpretativi per spiegare la continuità della nozione di strumentalità dell'introduzione nell'edificio rispetto alla normativa previgente.

Massime di principio

  • Se chi entra in un'abitazione lo fa legittimamente (es. in possesso delle chiavi consegnate per svolgere lavori), l'evento di impossessamento non configura automaticamente il furto in abitazione ex art. 624-bis; occorre verificare l'assenza di consenso o il ricorso all'inganno e il nesso finalistico tra ingresso e furto.
  • La qualificazione tra "furto in abitazione" (art. 624-bis) e "furto semplice" (art. 624) dipende sia dalle modalità dell'accesso sia dalla strumentalità dell'ingresso rispetto all'impossessamento; i giudici di merito devono accertare il consenso e la finalità dell'ingresso.
  • Il furto semplice è procedibile a querela della persona offesa salvo le ipotesi espressamente previste; l'assenza di una querela valida comporta l'inprocedibilità dell'azione penale e può determinare l'annullamento senza rinvio della sentenza.
  • La Corte di Cassazione può riqualificare il fatto e rilevare d'ufficio vizi di qualificazione giuridica anche se non sollevati dalle parti, purché la risoluzione non richieda nuovi accertamenti di fatto.
  • In situazioni simili è essenziale verificare documentazione e atti relativi al consenso (contratti, consegna chiavi, incarichi), nonché l'esistenza e la validità di una querela da parte della persona offesa prima di procedere penalmente.

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