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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11751/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta nei confronti di Giovanna Calvaruso per il reato di cui all'art. 512-bis cod. pen., aggravato dall'art. 416-bis.1 cod. pen. L'accusa sosteneva che la società Intimoda Group srl (punto vendita "Yamamay" nel Centro Commerciale Conca d'Ora) fosse fittiziamente intestata a terzi (Samuele Anzalone) e che la gestione effettiva e la titolarità sostanziale spettassero a Calvaruso (con il fratello Giuseppe Calvaruso e il suocero Cesare Ciulla fra i soci occulti), il tutto con finalità di agevolazione di Cosa nostra. Il ricorso contestava in particolare la lettura delle intercettazioni (soprattutto l'audio ambientale del 24 giugno 2017), deducendo una errata valutazione degli elementi indiziari e sostenendo che non fosse necessario provare la provenienza illecita della provvista per l'integrazione del reato ex art. 512-bis.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e, nel merito, manifestamente infondato. Ha ritenuto che il Tribunale di Palermo avesse formulato una motivazione completa e logica, ricostruendo le intercettazioni in modo coerente e potendole attribuire all'apertura di un punto vendita "Wycon" e non a un negozio "Yamamay" collegato alla Intimoda Group srl. Soprattutto la Corte ha confermato che, ai fini dell'integrazione del reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis), è essenziale dimostrare che il bene o l'impresa siano stati acquisiti con risorse riconducibili al soggetto che intende occultare la propria titolarità: non sono quindi sufficienti, neanche a livello indiziario, la parentela con un soggetto mafioso o la sola gestione di fatto dell'organismo sociale senza accertamenti sulle provviste impiegate. Poiché nelle indagini non erano state condotte verifiche sulle risorse economiche impiegate per l'acquisto/realizzazione della società e sulla riconducibilità di tali risorse ai presunti soci occulti, è venuto meno l'elemento oggettivo della fattispecie e l'annullamento della misura cautelare è stato confermato.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    Per l'integrazione del reato di trasferimento fraudolento di valori non è sufficiente la sola disponibilità o gestione di fatto del bene: occorre dimostrare che il bene/impresa sia stato acquisito con provvista riconducibile al soggetto che intende occultare l'investimento (cioè accertare la provenienza delle risorse utilizzate).

  • art. 416-bis cod. pen. (circostanza aggravante)

    Usata come aggravante nel capo d'imputazione per la finalità di agevolazione di Cosa nostra; non modifica il requisito oggettivo relativo alla prova della provvista ex art. 512-bis.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per censurare la motivazione come illogica: la Corte ha ritenuto che le censure fossero in realtà contestazioni di merito e richiedessero una rivalutazione complessiva delle risultanze probatorie, non consentita in sede di legittimità salvo vizio logico-argomentativo evidente.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 conv. l. n. 176/2020

    Predisposizione del giudizio di Cassazione a trattazione scritta; procedura applicata nel procedimento.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 47304 del 20/06/2018 (Rocca)

    Giurisprudenza richiamata per sostenere che non è sufficiente accertare la disponibilità formale del bene: per la fattispecie è necessario accertare il conferimento di risorse da parte dell'interponente e la riconducibilità delle provviste.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 5231 del 12/01/2018 (Polverino), Rv. 272128

    Ulteriore orientamento giurisprudenziale richiamato a sostegno del principio che la titolarità sostanziale e la gestione di fatto non si sovrappongono automaticamente alla prova del trasferimento fraudolento di valori senza indagini sulla provvista.

Massime di principio

  • Per ritenere integrato il reato ex art. 512-bis non basta dimostrare la mera gestione di fatto o la titolarità sostanziale: è necessario accertare che l'acquisizione del bene/impresa sia avvenuta tramite risorse riconducibili al soggetto che intende occultare l'investimento.
  • La parentela o i legami con soggetti condannati per reati mafiosi, pur rilevanti nel quadro probatorio, non sostituiscono l'obbligo investigativo di individuare la provenienza delle provviste impiegate per l'acquisto/realizzazione dell'impresa.
  • Il giudice di merito ha ampia discrezionalità nell'interpretazione delle intercettazioni e delle prove raccolte; in Cassazione non è consentita una nuova valutazione di merito se la motivazione del giudice d'appello è completa e logica.
  • Le indagini a supporto di un'accusa per trasferimento fraudolento di valori devono comprendere accertamenti patrimoniali e finanziari volti a ricostruire l'origine delle risorse impiegate: l'assenza di tali accertamenti rende carente l'elemento oggettivo del reato.
  • Nel formulare ricorsi per motivi di illogicità della motivazione occorre dimostrare specifici travisamenti o contraddizioni nella motivazione del giudice; semplici alternative ricostruttive o richieste di rivalutazione complessiva del materiale probatorio sono, in genere, inammissibili in sede di legittimità.

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