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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42250/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Bologna che aveva applicato congiuntamente gli arresti domiciliari e il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione (durata 1 anno). Contestano la sussistenza del dolo e denunciano travisamento della prova in relazione a: presunte forniture diverse (Only Italia Logistic, contatti con Bassi), fabbricazione e uso di etichette con falso marchio CE (sostenendo che le etichette non sarebbero state usate e che avevano ricevuto rassicurazioni sui certificati), comportamento in buona fede nella ricerca di prodotti conformi (comunicazioni con intermediari esteri), restituzione di somme e merce contestata, inesistenza di una società di fatto e insussistenza dell'elemento soggettivo per reati tributari, infondatezza del pericolo di reiterazione (superamento emergenza pandemica, cessazione attività, rapporti personali) e violazione del principio di proporzionalità delle misure cautelari (sufficiente il solo divieto di contrattare e rilevanza del d.lgs. n.150/2022). Richiedono quindi annullamento o rigetto della misura.

La decisione

La Corte rigetta i ricorsi (in massima parte inammissibili o infondati). Richiami: la gran parte dei motivi è una mera rivalutazione di merito o indeterminata e quindi inammissibile; quanto esaminato sul merito, la Corte conferma che sussistono gravi indizi di reato (truffa aggravata, corruzione, falsificazione di documentazione/marchiature, emissione di fatture per operazioni inesistenti e reati tributari) e che i fatti e le intercettazioni dimostrano la consapevolezza e la volontà degli imputati. La Corte convalida inoltre la valutazione del pericolo di reiterazione (non limitato allo stesso fatto ma alla stessa specie di reato) e ritiene proporzionata l'applicazione congiunta degli arresti domiciliari e del divieto di contrattare con la PA per garantire l'isolamento dei rapporti rilevanti. Pertanto l'ordinanza del Tribunale di Bologna è sostanzialmente confermata e i ricorsi vengono respinti.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    art. 640, commi primo e secondo, n. 1)

    Il dolo (generico o anche eventuale) può essere desunto dalle circostanze concrete e dalle modalità esecutive; l'induzione in errore può avvenire anche durante l'esecuzione contrattuale e la prova del dolo può essere ricavata mediante un ragionamento logico-deduttivo su elementi indiziari

  • art. 356 cod. pen.

    Richiamato nel quadro dei reati connessi alla fornitura pubblica; la Corte valuta la sussistenza di indizi anche in relazione a violazioni formali/tecniche connesse all'esecuzione del contratto

  • art. 110 cod. pen.

    Concorso di persone nel reato: il ruolo di più soggetti (imprenditori, intermediari, pubblico ufficiale agevolatore) può concorrere alla formazione dell'illecito

  • art. 321 cod. pen.

    Norma richiamata nell'ambito della corruzione e del rapporto fra pubblico ufficiale e privati; la Corte tiene conto delle utilità promesse e ricevute anche se non concretamente realizzate

  • art. 318 cod. pen.

    Rilevanza degli atti contrari ai doveri d'ufficio posti in essere dal pubblico ufficiale (agevolazioni, omissioni) come possibili condotte concorrenti nel reato

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Regole sulla contestazione dei motivi d'impugnazione: i motivi in Cassazione devono essere specifici e mostrare vizi 'interni' alla motivazione, non una semplice richiesta di rivalutazione di merito

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Il pericolo di reiterazione va valutato in astratto rispetto alla stessa specie di reato e non richiede l'imminenza di nuove occasioni; l'attualità del pericolo si valuta con prognosi fondate su personalità, modalità e contesto

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Percentualizzazione delle esigenze cautelari e loro ponderazione: la Corte verifica che la misura sia proporzionata alle esigenze cautelari dedotte

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Regole procedurali sulla motivazione del provvedimento cautelare e controllo della sua proporzionalità

  • art. 284 cod. proc. pen.

    Norma sugli arresti domiciliari: la Corte ha ritenuto giustificata la misura più afflittiva per assicurare l'isolamento e impedire contatti utili alla reiterazione

  • art. 289-bis cod. proc. pen.

    Divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica Amministrazione: la Corte lo giudica idoneo ma non sufficiente da solo, quindi applicato congiuntamente agli arresti domiciliari

  • d.lgs. n. 150/2022

    Riferimento normativo richiamato dalla difesa in tema di possibili pene sostitutive; la Corte non ha ritenuto rilevante tale considerazione per escludere l'esigenza cautelare, considerandola ipotesi meramente prospettica

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammessa una mera rivalutazione del merito: i motivi devono indicare vizi specifici, interni e decisivi della motivazione impugnata
  • Il dolo nei reati patrimoniali (es. truffa) può essere desunto da un insieme di indizi e dalle modalità operative; la prova indiretta e il complesso indiziario, se coerente, possono fondare la gravità indiziaria
  • Le intercettazioni e la messaggistica vanno interpretate nel contesto e il giudice di merito ha ampia discrezionalità nell'attribuire significato purché spieghi i criteri logici adottati; la Cassazione sindaca solo i casi di travisamento palese
  • Il pericolo di reiterazione non richiede la prospettazione di specifiche occasioni future ma una valutazione prognostica sulla possibilità che l'indagato commetta nuovamente reati della stessa specie, tenendo conto della personalità e dei contatti
  • La proporzionalità della misura cautelare si valuta considerata la concreta esigenza di isolamento dei collegamenti e delle condotte che hanno favorito il reato; più misure possono essere applicate congiuntamente se la singola misura è ritenuta insufficiente
  • La dazione di "utilità" al pubblico ufficiale può integrare corruzione anche quando l'utilità promessa non si concretizzi, se emerge un rapporto finalistico strumentale tra la promessa e l'esercizio della funzione
  • Le argomentazioni difensive basate su buona fede, restituzioni o su presunte irregolarità tecniche devono confrontarsi con il complesso delle evidenze: atti di rettifica o pagamenti non cancellano automaticamente la valutazione indiziaria se non scalfiscono la logica complessiva del quadro probatorio

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