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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39150/2023 del 26/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per errore di fatto contro la sentenza della Corte di cassazione del 07/05/2022 che aveva rigettato il ricorso di Muto avverso la sentenza di appello. Il ricorrente denunciava plurimi "errori di fatto" percettivi: la Corte avrebbe erroneamente ritenuto le sentenze di primo e secondo grado "doppia conforme" nonostante la Corte d'appello avesse limitato temporalmente la partecipazione associativa e ridotto la pena; omissione e travisamento nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori (in particolare Cortese e Giglio); errata esclusione e mancato esame delle denunce prodotte dal Muto come elementi a suo favore (vittima di danneggiamenti e intimidazioni); omissione nel considerare la nozione di partecipazione attiva ed "effettiva" al sodalizio alla luce delle Sezioni Unite Modaffari (2021). Si contestava inoltre che la Corte avesse valorizzato circostanze non utilizzate dai giudici di merito.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le doglianze proposte fossero, in larga parte, motivazioni di merito o generiche non riconducibili all'errore di fatto percettivo rimediabile con l'art. 625-bis. Si è ribadito che l'istituto tutela solo l'errore percettivo dovuto a svista o equivoco nella lettura degli atti del giudizio di legittimità e non gli errori di valutazione, interpretazione normativa o gli errori del giudice di merito. La Corte ha altresì considerato che più motivi erano già esaminati o tacitamente respinti dalla motivazione impugnata. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Rimedio straordinario limitato agli errori di fatto consistenti in un errore percettivo della Corte di cassazione dovuto a svista o equivoco nella lettura degli atti interni; non copre valutazioni di merito, errori di diritto o omissioni riferibili al giudice di merito

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiesta di sintesi dei motivi di fatto denunciati nel ricorso (richiesta di conformità alla disciplina sulla formulazione del motivo)

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiesta di verifica sulla valutazione delle dichiarazioni eteroaccusatorie che rimane in capo al giudice di merito (appello) e la Corte di cassazione valuta la correttezza formale e l'adeguatezza logico-giuridica della motivazione

  • art. 393 cod. pen.

    Richiamata in relazione a riqualificazione; la Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le censure connesse alla riqualificazione del capo 95)

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di inammissibilità

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. I. 18 dicembre 2020)

    Previsione della trattazione scritta del procedimento in mancanza di richiesta di discussione orale; la Corte ha proceduto su conclusioni scritte del Procuratore generale

  • Sezioni Unite Modaffari (2021) - giurisprudenza

    Riferimento dottrinale/giurisprudenziale circa la nozione di contributo "effettivo" del sodale alla vita del sodalizio; la Corte ha ritenuto che la doglianza relativa all'applicazione di questo criterio fosse, in gran parte, una questione di merito e generica nel ricorso straordinario

  • Sez. U. pronunce (Basile, Moroni, Corsini) e Sezione Unite Aquilina

    Richiamate come precedenti che delimitano l'ambito di applicazione dell'errore di fatto e i criteri di utilizzabilità e scrutinio delle dichiarazioni dei collaboratori; la Corte le ha utilizzate per affermare i limiti dell'azione straordinaria e la correttezza della valutazione svolta nei gradi di merito

Massime di principio

  • L'art. 625-bis c.p.p. è un rimedio molto limitato: va usato solo per errori percettivi evidenti (svista, equivoco) nella lettura degli atti del giudizio di legittimità, non per rimettere in discussione valutazioni di merito o interpretazioni giuridiche
  • Non sono ammissibili denunce generiche o di principio che non individuino con precisione quale fatto o documento sia stato materialmente e percettivamente frainteso dalla Corte di cassazione
  • Se la Corte di cassazione ha trattato un motivo (anche se non parola per parola), la mancata esplicita menzione di tutte le deduzioni può intendersi come valutazione tacita e dunque non dà luogo a rimedio straordinario per errore di fatto
  • Le questioni relative alla credibilità delle dichiarazioni dei collaboratori e alla valutazione probatoria restano primariamente di competenza del giudice di merito; il ricorso straordinario non supplisce all'impugnazione ordinaria quando il vizio è principalmente valutativo
  • Per ottenere ammissione del ricorso straordinario per errore di fatto occorre documentare in modo preciso l'errore percettivo (es.: indicare l'atto o la pagina esaminata, spiegare la svista materiale) e non limitarsi a contestazioni di merito o a riferimenti giurisprudenziali generici
  • La presentazione di un ricorso inammissibile può comportare condanne alle spese e sanzioni (art. 616 c.p.p. e contributo alla Cassa delle ammende), pertanto valutare attentamente l'ammissibilità prima di proporre il rimedio straordinario

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