Sentenza n. 1424/2026 - Roma, Sezione 3T
per l’ottemperanza della sentenza emessa dal Tribunale Civile di Roma Sezione Lavoro n. 10692/2023 pubbl. il 28/11/2023 (resa inter partes in relazione al giudizio n. 6224/2023 R.G.).
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale civile di Roma, Sezione Lavoro, n. 10692/2023, che aveva riconosciuto il diritto al pagamento di euro 3.706,86 a titolo di Retribuzione Professionale Docenti
Esito
Favorevole al ricorrente (docente creditore)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto ricorso per l’ottemperanza della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 10692/2023, pubblicata il 28 novembre 2023, notificata il 18 luglio 2024 e passata in giudicato. La pronuncia civile aveva dichiarato il diritto della docente a percepire euro 3.706,86 a titolo di Retribuzione Professionale Docenti per il servizio prestato con contratti di supplenza brevi e saltuari. La ricorrente ha dedotto l’inadempimento del Ministero rispetto all’obbligo di pagamento. Il Ministero si è costituito con atto di stile, senza fornire chiarimenti o indicazioni sull’avvenuta esecuzione del giudicato.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, a fronte dell’allegato inadempimento, il Ministero non avesse fornito elementi idonei a dimostrare la corretta esecuzione della sentenza. Applicando i principi sull’onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore, il giudice ha riconosciuto la fondatezza della pretesa e ha precisato che i presupposti della pretesa riconosciuta dal giudicato non sono sindacabili nel giudizio di ottemperanza. Ha quindi ordinato al Ministero di dare esecuzione alla sentenza entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della pronuncia. Per il caso di ulteriore inerzia, ha nominato quale commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega e senza compenso, attribuendogli un ulteriore termine di 60 giorni decorrente dalla scadenza del termine assegnato all’Amministrazione e previa richiesta della ricorrente. Il Ministero è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 800, oltre accessori se dovuti, con distrazione in favore del difensore antistatario.
Norme richiamate
art. 112 c.p.a.
Il giudizio di ottemperanza consente di ottenere l’esecuzione del giudicato e l’ordine all’amministrazione inadempiente di conformarsi al titolo giudiziale.
art. 114 c.p.a.
Il giudice dell’ottemperanza può ordinare all’amministrazione di eseguire il giudicato e nominare, per l’eventuale ulteriore inerzia, un commissario ad acta.
art. 2697 c.c.
Nel rapporto tra creditore e debitore, il creditore deve provare la fonte del diritto e allegare l’inadempimento, mentre spetta al debitore dimostrare l’adempimento; il TAR richiama tale principio tramite Cass. n. 13533/2001.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando il creditore allega l’inadempimento del giudicato e produce il titolo giudiziale, spetta all’amministrazione debitrice fornire chiarimenti e dimostrare l’avvenuta esecuzione o l’eventuale impossibilità di adempiere.
- Il giudice dell’ottemperanza deve dare esecuzione al contenuto precettivo del giudicato senza rimettere in discussione i presupposti della pretesa già accertata dalla pronuncia da eseguire.
- In caso di mancata esecuzione del giudicato, il giudice può assegnare all’amministrazione un termine per adempiere e nominare preventivamente un commissario ad acta, destinato a intervenire su richiesta del creditore dopo l’inutile scadenza del termine.
- La costituzione dell’amministrazione con un atto meramente formale, senza indicazioni sull’adempimento del giudicato, non è sufficiente a superare l’allegazione dell’inadempimento formulata dal creditore.
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