Sentenza n. 299/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1
per l'annullamento dell’ordinanza di demolizione n. 18 dell’1.02.2022.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di demolizione di tre unità immobiliari prefabbricate realizzate in difformità dal titolo edilizio
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza di demolizione n. 18 dell'1 febbraio 2022, relativa a tre strutture prefabbricate ubicate in area sottoposta a molteplici vincoli. Hanno sostenuto che le opere fossero state legittimamente assentite dal permesso di costruire n. 114 del 4 settembre 2005, qualificato come temporaneo senza indicazione di una scadenza, e dal successivo permesso in variante del 23 maggio 2009, rilasciato senza limitazioni temporali. Hanno dedotto la violazione del d.P.R. n. 380/2001 e della l. n. 241/1990, il difetto di motivazione e l'eccesso di potere, contestando la qualificazione delle opere come permanenti e la destinazione catastale A/3 anziché AS2. Hanno inoltre invocato la tutela del legittimo affidamento derivante dal tempo trascorso e hanno censurato il mancato previo annullamento del titolo edilizio. Il Comune ha sostenuto che i titoli edilizi consentissero esclusivamente strutture leggere e amovibili destinate a residenza estiva, in ragione della disciplina urbanistica e dei vincoli gravanti sull'area, mentre le opere erano state mantenute stabilmente e utilizzate anche oltre la stagione estiva.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che, alla luce dei vincoli paesaggistico, sismico, ferroviario, doganale, demaniale e PAI gravanti sull'area, non fosse consentito il mantenimento di opere permanenti. L'inciso contenuto nel titolo edilizio relativo al carattere temporaneo è stato interpretato come prescrizione di amovibilità e di rimozione dei manufatti al termine della stagione estiva. Poiché le strutture erano state stabilmente collocate nell'area, esse risultavano realizzate in difformità dal permesso di costruire e dalla destinazione urbanistica AS2, che ammetteva strutture leggere soltanto temporanee. È stata respinta la censura di difetto di motivazione, poiché l'ordine di demolizione ha natura vincolata e può limitarsi a descrivere gli abusi e indicare le disposizioni violate; nel caso concreto l'ordinanza conteneva tali elementi. È stata esclusa anche la violazione del legittimo affidamento, non potendo il mero decorso del tempo consolidare una situazione edilizia abusiva. Infine, non era necessario il previo annullamento del titolo edilizio, poiché l'abuso consisteva nella realizzazione delle opere in difformità dal titolo stesso. I ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento di 1.500 euro, oltre accessori, per spese di lite.
Norme richiamate
d.P.R. 380/2001
L'ordinanza di demolizione può essere adottata per opere realizzate in difformità dal titolo edilizio e dalla disciplina urbanistica applicabile.
l. 241/1990
Non emerge una specifica disposizione applicata; il riferimento è alle censure relative alla motivazione del provvedimento e alla tutela dell'affidamento.
D.M. 1 ottobre 1974
È indicato quale fonte del vincolo paesaggistico gravante sull'area.
Massime di principio
- La qualificazione di un titolo edilizio come temporaneo può comportare, quando ciò risulti dalla disciplina urbanistica e dalle caratteristiche dell'area, l'obbligo di mantenere le opere amovibili e di rimuoverle al termine del periodo autorizzato; la loro stabile collocazione integra difformità dal titolo.
- In presenza di un ordine di demolizione avente natura vincolata, l'amministrazione assolve l'obbligo motivazionale mediante la puntuale descrizione dell'abuso edilizio e l'indicazione delle disposizioni violate, senza necessità di una più ampia ponderazione degli interessi privati.
- Il decorso del tempo dalla realizzazione di un'opera abusiva non è, di per sé, idoneo a fondare un legittimo affidamento del privato sulla conservazione della situazione illecita.
- Quando l'opera è stata realizzata in difformità dal titolo edilizio, l'amministrazione può adottare direttamente l'ordine di demolizione senza dover previamente annullare il titolo, poiché l'intervento repressivo riguarda la difformità esecutiva rispetto a quanto autorizzato.
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