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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44767/2024 del 05/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Milano che, in veste di giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'istanza di riconoscimento del vincolo di continuazione tra più sentenze irrevocabili per reati di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990 commessi nel periodo 2009-2017. Il ricorrente ha sostenuto che le condanne riguardano un'attività unitaria di spaccio, protratta nel tempo e realizzata con medesime modalità, con finalità di lucro e ricorrenza di correi e modus operandi. Il G.E. ha ritenuto, invece, che la distanza temporale e spaziale tra gli episodi, la diversità di correi e di clientela e l'assenza di prova di un progetto criminoso unitario escludessero la continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la valutazione del giudice dell'esecuzione secondo cui non sussistono elementi sufficienti a provare un previo e unitario disegno criminoso ab origine, rilevando la carenza di specifiche allegazioni e la rilevante distanza cronologica e le difformità dei contesti e delle condizioni soggettive. Ha affermato che la mera identità del titolo di reato, l'abitualità o il fine di lucro non suppliscono alla necessità di dimostrare la deliberazione di un programma criminoso unitario. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il riconoscimento del vincolo di continuazione in sede di esecuzione; richiede l'accertamento di un disegno criminoso unitario e la sussistenza di concreti indici esterni (contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, partecipazione degli stessi soggetti, ecc.) per riconoscere la continuazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese processuali a carico della parte soccombente; applicata alla parte ricorrente per il rigetto del ricorso

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale che tipizza i reati di detenzione e spaccio di stupefacenti; la Corte rileva che l'identità della fattispecie materiale, pur rilevante, non è di per sé sufficiente a dimostrare la continuazione senza l'accertamento del progetto unitario

  • Sez. U, sent. n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per il principio secondo cui anche in sede di esecuzione il riconoscimento della continuazione richiede la verifica di concreti indicatori (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, analogia delle modalità, programmazione dei reati già alla data del primo episodio)

Massime di principio

  • Il riconoscimento del reato continuato richiede la prova di un previo progetto criminoso unitario: non basta la reiterazione di reati della stessa natura o l'abitualità a delinquere
  • Gli elementi indiziari decisivi sono tra gli altri: contiguità spazio-temporale, omogeneità delle violazioni e del bene protetto, analogia del modus operandi, costante compartecipazione degli stessi soggetti e le concrete modalità di attuazione
  • La mera coincidenza dell'obiettivo (es. lucro) o la similitudine degli illeciti non sostituiscono la dimostrazione di una deliberazione unitaria già presente al momento del primo fatto
  • Il giudice dell'esecuzione ha ampia discrezionalità nell'apprezzamento degli indici di unità progettuale; tale valutazione è sindacabile in Cassazione solo se la motivazione è insufficiente, illogica o contraddittoria
  • In sede di istanza per il riconoscimento della continuazione è utile che il richiedente formuli allegazioni specifiche e documenti che evidenzino gli indici di unità progettuale (es. ripetizione con gli stessi correi, continuità territoriale e temporale, identico modus operandi)

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