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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25668/2023 del 04/09/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Il cittadino straniero ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Giudice di Pace che aveva respinto la sua opposizione al decreto prefettizio di espulsione per soggiorno in Italia senza permesso di soggiorno. Con l'unico motivo di ricorso ha denunciato violazione di legge ex art. 360 n. 3 c.p.c., sostenendo che il decreto di espulsione sarebbe stato in contrasto con una sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. che aveva subordinato i benefici di legge all'allontanamento volontario dal territorio nazionale. Dalla sentenza emerge che il ricorrente, già colpito da precedente espulsione e successivamente rientrato in Italia senza l'autorizzazione ministeriale prevista dall'art. 19-bis d.P.R. 394/1999, era stato tratto a giudizio per il reato di cui all'art. 13, comma 13, T.U. immigrazione e aveva ottenuto un patteggiamento con benefici condizionati al rimpatrio volontario.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il ricorso. Ha affermato che la sentenza di patteggiamento ex art. 444 c.p.p., anche se subordina la sospensione condizionale della pena e la non menzione al rimpatrio volontario, non incide sulla legittimità del decreto di espulsione, la cui base resta il mancato possesso di un valido titolo di soggiorno. Ha precisato che eventuali contestazioni sulle modalità esecutive dell'espulsione vanno fatte valere nel giudizio di convalida e che il provvedimento penale può rilevare solo ai fini dei benefici penali, non della validità dell'espulsione amministrativa. Nessuna statuizione sulle spese per mancata attività difensiva delle amministrazioni intimate.

Norme richiamate

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Indica il motivo di ricorso per violazione di legge, ma il motivo è stato ritenuto infondato.

  • art. 444 c.p.p.

    La sentenza di applicazione della pena su richiesta, anche con benefici subordinati al rimpatrio volontario, non incide sulla legittimità del decreto di espulsione.

  • art. 19-bis d.P.R. 394/1999

    L'ingresso successivo dello straniero in Italia richiedeva l'autorizzazione ministeriale, che nel caso era mancata.

  • art. 13, comma 13, T.U. Immigrazione

    È il reato contestato al ricorrente in relazione alla violazione dell'ordine di espulsione.

Massime di principio

  • La validità di un decreto di espulsione amministrativa va valutata in relazione al suo presupposto legale, ossia la mancanza di un valido titolo di soggiorno, e non può essere esclusa per il solo fatto che sopravvenga o esista una sentenza penale di patteggiamento con benefici condizionati al rimpatrio.
  • Le contestazioni sulle modalità esecutive del provvedimento espulsivo non incidono, di regola, sulla legittimità del decreto di espulsione e devono essere fatte valere nelle sedi processuali proprie, in particolare nel giudizio di convalida.
  • L'eventuale rilevanza del rimpatrio volontario ai fini dei benefici penali non si traduce automaticamente in un vizio del provvedimento amministrativo di espulsione.
  • Quando il ricorrente non contesta il presupposto sostanziale dell'espulsione, ma solo la sua compatibilità con un successivo provvedimento penale, il motivo è infondato se non dimostra l'illegittimità originaria del decreto.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniGiurisdizione internazionale
RamiProcesso civileInternazionale privato
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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