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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34035/2025 del 24/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (assicurazione)

La controversia

La controversia nasce da un incendio verificatosi presso i locali di una farmacia, per il quale alcuni soggetti erano stati ritenuti responsabili in sede penale per danneggiamento seguito da incendio. La compagnia assicurativa della farmacia, avendo indennizzato l'assicurata, ha agito in via di surrogazione chiedendo il rimborso della somma pagata. La ricorrente ha contestato che fosse stata provata l'effettiva corresponsione dell'intero importo richiesto e, soprattutto, la congruità dell'indennizzo: secondo la sua prospettazione, la prova del danno non poteva essere fornita tramite preventivi e consuntivi, specie per beni già ripristinati o sostituiti, e doveva invece essere dimostrato puntualmente il costo effettivamente sostenuto e pagato per il ripristino. In Cassazione ha formulato due motivi: con il primo ha denunciato violazione degli artt. 1223, 1226 e 2697 c.c., sostenendo che la Corte d'appello avesse illegittimamente ammesso una prova non puntuale del danno mediante documentazione di stima e presunzioni; con il secondo ha denunciato motivazione apparente ex art. 132 c.p.c., lamentando che il giudice di merito non avesse adeguatamente spiegato perché la documentazione prodotta fosse idonea a provare il danno e perché fosse legittimo il ricorso a presunzioni.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché la ricorrente si era limitata a riproporre le stesse censure già sollevate in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata, risolvendosi così in un "non motivo". Ha ritenuto il secondo motivo infondato e in parte inammissibile, osservando che la Corte d'appello aveva invece motivato in modo completo e non apparente circa la congruità dell'indennizzo, valorizzando la relazione del perito assicurativo, la documentazione prodotta, gli accertamenti tecnici e la possibilità per il giudice di merito di ricorrere alle presunzioni. La Corte ha inoltre ribadito che non è consentito in cassazione chiedere una rivalutazione del materiale probatorio. La ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 1916 c.c.

    È richiamato come base dell'azione di surrogazione dell'assicuratore che, avendo pagato l'indennizzo all'assicurata, può agire contro i responsabili del danno nei limiti di quanto corrisposto.

  • art. 1223 c.c.

    Serve a richiamare il principio della risarcibilità del danno patrimoniale quale perdita subita e mancato guadagno, da commisurare normalmente in modo esatto.

  • art. 1226 c.c.

    È evocato in relazione alla liquidazione del danno quando non sia possibile una precisa quantificazione, ma la Corte osserva che il giudice di merito ha comunque fondato la decisione su elementi probatori concreti.

  • art. 2697 c.c.

    È richiamato dalla ricorrente per contestare la prova del danno; la Corte rigetta la censura perché attiene in realtà alla valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito.

  • art. 132 c.p.c.

    È invocato per dedurre un vizio di motivazione apparente; la Corte esclude il vizio, rilevando che la sentenza d'appello contiene un percorso argomentativo effettivo.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Viene utilizzato per denunciare la violazione di legge relativa alla prova e quantificazione del danno.

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    Viene utilizzato per denunciare il preteso vizio di nullità della sentenza per motivazione apparente.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    È richiamato per la trattazione del ricorso in camera di consiglio secondo il rito camerale accelerato.

  • art. 424 c.p.

    È menzionato solo per descrivere il reato presupposto (danneggiamento seguito da incendio) accertato in sede penale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    È richiamato nel dispositivo per i presupposti del raddoppio del contributo unificato.

  • L. 24 dicembre 2012, n. 228

    È richiamata come legge di modifica dell'art. 13 del d.P.R. n. 115/2002.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non è consentito limitarsi a riproporre le medesime censure già disattese nei gradi di merito: il ricorso deve confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, altrimenti il motivo è inammissibile come mero "non motivo".
  • La verifica della congruità e attendibilità della prova del danno, compresa la scelta di fare ricorso a presunzioni semplici, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere sostituita da una diversa lettura delle risultanze istruttorie in sede di legittimità.
  • Le presunzioni semplici costituiscono prova piena quando il giudice individui fatti noti idonei a sorreggere il ragionamento inferenziale e ne apprezzi attendibilità e concludenza; la loro utilizzazione è sindacabile in cassazione solo nei limiti della motivazione inesistente o meramente apparente.
  • La prova del danno patrimoniale può essere ricavata anche da documenti tecnici, perizie, preventivi, consuntivi e altri elementi oggettivi, purché il giudice li valuti complessivamente e spieghi il percorso logico seguito per ritenere provata la quantificazione.
  • In cassazione non è ammissibile una richiesta di rivalutazione del merito probatorio sotto la veste formale di violazione di legge o di vizio motivazionale.

Come è indicizzato

MaterieSurroga assicurativaRisarcimento e indennizzoImpugnazioni
RamiAssicurazioniResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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