Ordinanza n. 978/2026 - Napoli, Sezione 2
per l'annullamento - del provvedimento 11 febbraio 2026 n.0002853 di annullamento in autotutela della S.C.I.A. in sanatoria 6 giugno 2024 n.10694, annotata al n.50.2024 del portale SUEDI, ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n.380/01, inserito dall’art. 1, comma 1, lett. h., D.L. 29 maggio 2024, n. 69, per il cambio di destinazione d uso dei locali di pertinenza al fabbricato residenziale sito in San Gennaro Vesuviano alla Piazza Regina Margherita n.53; e della conseguente ordinanza n.8 di ripristino dello stato dei luoghi 19 febbraio 2026, protocollo n.0003420.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: annullamento in autotutela di una SCIA in sanatoria relativa al cambio di destinazione d’uso di locali pertinenziali e conseguente ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il proprietario ha impugnato il provvedimento comunale di annullamento in autotutela della SCIA in sanatoria presentata ai sensi dell’art. 36-bis del d.P.R. n. 380/2001, nonché la conseguente ordinanza di ripristino. Ha chiesto incidentalmente la sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati. Dalla motivazione dell’ordinanza emerge che la prospettazione del ricorrente si fondava sull’applicabilità della disciplina della sanatoria prevista dall’art. 36-bis al cambio di destinazione d’uso realizzato nei locali di pertinenza dell’edificio residenziale.
La decisione
Il TAR ha respinto la domanda cautelare, ritenendo, nella cognizione sommaria propria della fase cautelare, che il ricorso non fosse sorretto da ragioni apprezzabili. In particolare, ha rilevato che le opere realizzate non risultano riconducibili alla fattispecie di cui all’art. 36-bis del d.P.R. n. 380/2001, considerato il cambio di destinazione urbanistica tra categorie tra loro non compatibili. Ha inoltre osservato che l’istanza di sanatoria non comprendeva tutte le opere abusivamente realizzate, e in particolare l’aumento volumetrico contestato. La sospensione dell’efficacia dei provvedimenti è stata quindi negata. Il ricorrente è stato condannato alla rifusione delle spese di lite in favore del Comune, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori di legge, se dovuti.
Norme richiamate
art. 36-bis d.P.R. 380/2001
La disciplina della sanatoria non è stata ritenuta applicabile a opere comportanti una trasformazione della destinazione urbanistica tra categorie non compatibili; inoltre, l’istanza deve riguardare tutte le opere abusivamente realizzate.
art. 55 c.p.a.
Costituisce la base processuale della domanda cautelare di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato.
Massime di principio
- La sanatoria prevista dall’art. 36-bis del d.P.R. n. 380/2001 non è applicabile, secondo la valutazione cautelare del giudice, a opere che comportino una trasformazione della destinazione urbanistica tra categorie tra loro non compatibili.
- Un’istanza di sanatoria edilizia non può produrre effetti sananti rispetto a opere abusive ulteriori e non comprese nell’istanza, comprese le opere di aumento volumetrico contestate dall’amministrazione.
- La domanda cautelare deve essere respinta quando, a una cognizione sommaria, i motivi di ricorso non evidenziano ragioni apprezzabili di fondatezza, anche in presenza di un atto di annullamento in autotutela e di una conseguente misura ripristinatoria.
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