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Sentenza

Sentenza n. 234/2026 - Bologna, Sezione 1

per l'annullamento - dell'ordinanza di demolizione e di messa in pristino n. 87/2019, prot. n. 18441, del 15 luglio 2019, notificata il successivo 26 luglio, nonchè di tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenti.

Giustizia amministrativa201900791

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di demolizione e messa in pristino relativa a una porzione abusiva di fabbricato e alle aree pertinenziali

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza comunale n. 87/2019, adottata dopo precedenti giudicati che avevano annullato le modalità di ripristino indicate dal Comune. L'abuso consisteva nella realizzazione di un piano sottostante a quello originario, con trasformazione del piano terra in primo piano, creazione di un volume tecnico seminterrato, modifica del profilo collinare e realizzazione di un piazzale, in area agricola soggetta a vincolo idrogeologico e ricompresa nel perimetro di un parco regionale. Il ricorrente deduceva: 1) violazione dei precedenti giudicati e dell'art. 21-septies l. 241/1990, sostenendo che l'ordinanza riproponesse modalità di ripristino già dichiarate illegittime; 2) violazione dell'art. 31 d.P.R. 380/2001 e della normativa regionale, con riferimento alla preannunciata acquisizione al patrimonio comunale del manufatto abusivo e delle pertinenze; 3) eccesso di potere per assenza dei presupposti, difetto di istruttoria e difetto di motivazione, assumendo che le modalità prescritte fossero generiche, inattuabili e non rispettose delle caratteristiche geomorfologiche del terreno e delle indicazioni dell'Ente Parco.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, poiché l'ordinanza impugnata non riproduceva le modalità di ripristino già annullate, ma dava puntuale esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato, prevedendo modalità alternative coerenti con la conformazione originaria dell'immobile e con le caratteristiche geomorfologiche del terreno. In particolare, non era richiesta la demolizione integrale del fabbricato, ma la chiusura degli accessi al piano abusivo e la rimodulazione della morfologia dell'area mediante riporto di terreno. È stato respinto anche il motivo relativo alla genericità e all'inattuabilità delle prescrizioni: l'ordinanza indicava in modo sufficientemente chiaro le opere da eseguire e non imponeva al Comune la predisposizione di un progetto esecutivo, spettando al responsabile dell'abuso l'esecuzione degli interventi nel rispetto della normativa ambientale, idrogeologica e sismica. Il TAR ha inoltre ritenuto legittima la preannunciata acquisizione al patrimonio comunale in caso di inottemperanza, poiché la porzione abusiva poteva essere resa inaccessibile e inutilizzabile, anche se non autonoma rispetto alla parte legittima dell'edificio. Le modalità prescritte consentivano di separare e neutralizzare la porzione abusiva, preservando la soletta e il pavimento della porzione legittima soprastante. Le spese sono state compensate per la particolarità della controversia.

Norme richiamate

  • art. 21-septies l. 241/1990

    Il ricorrente ne deduceva la violazione in relazione alla pretesa elusione dei precedenti giudicati; il TAR ha escluso che l'ordinanza impugnata violasse il giudicato, poiché essa si conformava alle indicazioni del Consiglio di Stato mediante modalità di ripristino diverse da quelle già annullate.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L'acquisizione gratuita al patrimonio comunale è stata ritenuta una sanzione prevista per l'inottemperanza all'ordine di demolizione; essa può riguardare anche una porzione abusiva non autonoma, purché la porzione sia resa inaccessibile e inutilizzabile e sia preservata la parte legittima dell'immobile.

  • art. 13 l. 47/1985

    La precedente istanza di sanatoria, respinta dal Comune, costituisce il contesto dell'accertamento dell'abusività delle opere; la sentenza non sviluppa ulteriori interpretazioni della disposizione.

Massime di principio

  • Quando un giudicato annulla le modalità esecutive di un ordine di demolizione, l'amministrazione può rieditare il potere indicando modalità alternative, purché si conformi puntualmente ai criteri conformativi stabiliti dal giudice e tenga conto della conformazione originaria dell'immobile e delle caratteristiche del terreno.
  • Un'ordinanza di ripristino non deve necessariamente contenere un progetto esecutivo delle opere: è sufficiente che individui in modo chiaro e concreto gli interventi da realizzare, spettando al responsabile dell'abuso provvedere alla loro esecuzione nel rispetto delle normative applicabili.
  • La previsione del rispetto delle normative ambientali, idrogeologiche e sismiche contribuisce a escludere l'ambiguità o l'inattuabilità dell'ordine di ripristino, salvo che il destinatario dimostri concretamente l'impossibilità di eseguire le opere o di ottenere le autorizzazioni necessarie.
  • L'acquisizione al patrimonio comunale conseguente all'inottemperanza all'ordine di demolizione può riguardare anche una porzione abusiva non autonomamente separata, se le modalità di ripristino consentono di renderla inaccessibile e inutilizzabile, neutralizzandone la funzione abusiva senza pregiudicare la fruibilità della porzione legittima dell'edificio.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniGiudizio di ottemperanza
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereNullità del provvedimentoDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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