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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26835/2022 del 12/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: dopo la proposizione del ricorso il ricorrente è stato scarcerato il 20/04/2021 per estradizione verso il paese d'origine, per cui è venuta meno l'utilità concreta e attuale dell'annullamento dell'ordinanza. La Corte ha inoltre escluso la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria, ritenendo assente anche una soccombenza virtuale.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto la detenzione domiciliare ex art. 123 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (conv. L. 24 aprile 2020, n. 27). Il Magistrato di sorveglianza di Novara aveva respinto l'istanza il 14/05/2020; il Tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato il reclamo il 15/07/2020. Con ricorso in Cassazione il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione dell'ordinanza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 123 Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (conv. L. 24 aprile 2020, n. 27)

    detenzione domiciliare in emergenza epidemiologica

    Norma normativa invocata dal ricorrente quale titolo per ottenere la misura alternativa; la decisione giudiziale impugnata aveva respinto l'istanza ma la sopravvenuta scarcerazione ha reso priva di utilità la pronuncia sulla richiesta basata su tale norma.

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiama la nozione di interesse ad impugnare: deve essere utile e attuale, finalizzata a rimuovere uno svantaggio o ottenere un vantaggio processuale; la Corte ricorda che l'interesse deve sussistere al momento della proposizione del gravame e al momento della sua decisione.

  • art. 591, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.

    Base normativa per dichiarare l'inammissibilità del ricorso quando è venuta meno la materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U., n. 6624/2011 - Marinaj e altre pronunce citate)

    Sez. U. n. 6624 del 27/10/2011 (Marinaj) e altre sezioni unite indicate

    Consolidato principio che l'interesse ad impugnare è prospetticamente utilitaristico, immediato, concreto e attuale e può venire meno per fatti sopravvenuti (carenza d'interesse sopraggiunta), rendendo inammissibile l'impugnazione.

Massime di principio

  • L'impugnazione è ammissibile solo se l'interessato mantiene un interesse concreto, attuale e diretto al tempo della decisione: se tale interesse viene meno per fatti sopravvenuti (es. scarcerazione, estradizione), il ricorso diventa inammissibile.
  • La valutazione dell'interesse ha natura utilitaristica: occorre che l'annullamento o la riforma del provvedimento possa ancora apportare un vantaggio effettivo al ricorrente.
  • La sopravvenuta perdita dell'oggetto della controversia (mutata situazione di fatto o di diritto) assorbe la finalità dell'impugnante e giustifica la declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse.
  • In presenza di sopravvenuta carenza di interesse la Corte può dichiarare l'inammissibilità senza decidere sul merito e, se non c'è soccombenza neppure virtuale, evitare di condannare alle spese processuali o alle sanzioni pecuniarie.
  • Prima di proporre o continuare un gravame è opportuno verificare se nel frattempo siano intervenute vicende personali (rilascio, trasferimento, estradizione, esecuzione della misura) che possano rendere privo di utilità l'accoglimento dell'impugnazione.
  • Quando si impugna un diniego di misura alternativa (es. detenzione domiciliare ex art. 123 d.l. n. 18/2020), va considerata la temporalità del beneficio richiesto: se il beneficio non può più essere realizzato per fatti sopravvenuti, l'impugnazione rischia l'inammissibilità.

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