Cassazione Penale, Sentenza n. 00525/2026 del 08/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte di appello di Trieste che aveva confermato per Florean la condanna per il reato di induzione indebita (art. 319-quater c.p., capo 4) e, su appello del P.M., aveva riformato l'assoluzione di primo grado ritenendo invece Florean e Pessotto responsabili di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p., capi 5 e 6) e attribuendo a Pessotto il ruolo di privato corruttore. Le censure dei ricorrenti riguardano: (a) per Florean (capo 4) la nullità della qualificazione come abuso di potere/qualità perché, secondo il ricorrente, egli non avrebbe avuto poteri né doveri rispetto all'anno di imposta diverso da quello verificato; (b) per capi 5 e 6 la presunta inammissibilità e genericità dell'appello del P.M. e, soprattutto, la mancanza da parte della Corte d'appello della "motivazione rafforzata" richiesta per riformare un'assoluzione: i ricorrenti sostengono che non sia stato adeguatamente provato né la promessa di assunzione, né la natura delle dazioni come corrispettive di un patto corruttivo, né il nesso sinallagmatico cronologico tra utilità e compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il motivo di ricorso relativo al capo 4: è stata confermata la legittima valutazione dei giudici di merito che hanno ritenuto sussistere un abuso della qualità e dei poteri (anche in forma omissiva) idoneo a indurre il privato, con efficacia psicologica, alla erogazione dell'utilità (contratto di sponsorizzazione usato come simulacro). Invece, con riguardo ai capi 5 e 6 (corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e ruolo di privato corruttore), la Cassazione ha accolto i ricorsi nella parte relativa alla mancata "motivazione rafforzata" della Corte d'appello: la sentenza di secondo grado non ha adeguatamente confutato le ragioni dell'assoluzione di primo grado, non avendo provato in modo convincente il nesso sinallagmatico e la coerenza cronologica tra dazioni/promesse e gli atti contrari ai doveri d'ufficio (la Corte d'appello non ha adeguatamente spiegato perché la diversa valutazione probatoria fosse l'unica ragionevole oltre ogni ragionevole dubbio). Risultato pratico: conferma della condanna relativa al capo 4; annullamento con rinvio della sentenza impugnata limitatamente ai capi 5 e 6, perché il giudice di rinvio (Corte d'appello) riesamini i profili indicati e, se necessario, acquisisca ulteriori prove.
Norme richiamate
art. 319-quater cod. pen.
Norma che punisce l'induzione indebita a dare o promettere utilità mediante abuso della qualità o dei poteri; la Corte ha ritenuto che l'abuso della qualità/poteri può consistere anche nella prospettazione di un potere non esercitato concretamente purché idonea a produrre una pressione psicologica sul privato
art. 319 cod. pen.
Norma sulla corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio: richiede dimostrazione della promessa o della dazione e del nesso sinallagmatico con l'atto; la Corte ha ritenuto che la motivazione di secondo grado non abbia adeguatamente dimostrato tale nesso oltre ogni ragionevole dubbio
art. 321 cod. pen.
Norma che incrimina il privato corruttore; la Corte ha richiesto prova convincente della responsabilità in termini sinallagmatici tra utilità e atti contrari ai doveri d'ufficio
art. 81, comma 2 cod. pen.
Regola sulla continuazione o concorso di reati richiamata negli addebiti con più fattispecie connesse; utilizzata per inquadrare la pluralità delle condotte contestate
art. 606, comma 1, lett. b), c), e) cod. proc. pen.
Disposizioni che regolano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge, violazione di norme di diritto processuale, vizio di motivazione); sono state richiamate per inquadrare le censure dei ricorrenti
art. 581, comma 1, lett. b), c), d) cod. proc. pen.
Norme sull'inammissibilità dell'appello per difetto di specificità; la Corte ha valutato l'atto di appello del P.M. e l'ha ritenuto sufficientemente specifico
art. 603 cod. proc. pen.
Disciplina della rinnovazione dell'istruttoria in appello; la Corte ha osservato che, per le modifiche introdotte dal d.lgs. 150/2022, non sussisteva obbligo di rinnovazione ma ciò non esime il giudice d'appello dal dovere di motivazione rafforzata quando riforma un'assoluzione
art. 7-quinquies legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente) - modifiche successive
Richiamata nella disamina sul tema dell'utilizzabilità di elementi acquisiti oltre i termini; la Corte nota che la disposizione che dichiara inutilizzabili determinati elementi è intervenuta dopo i fatti del caso e non impediva allora la prospettazione dell'uso futuro di quelle notizie
D.P.R. n. 600/1973; D.P.R. n. 633/1972; legge n. 212/2000 (art. 12 e ss.)
Norme sul procedimento di verifica fiscale e sui poteri degli ispettori; oggetto della censura di Florean che sosteneva che non avesse poteri sull'annualità diversa, ma la Corte ha ritenuto che la possibilità di prospettare l'uso di conoscenze relative ad altre annualità poteva costituire una leva di pressione
Massime di principio
- L'abuso della qualità del pubblico ufficiale può consistere non solo nell'effettivo esercizio di un potere, ma anche nella strumentalizzazione della posizione o nella prospettazione dell'uso (o non uso) di poteri, quando tale prospettazione eserciti una pressione psicologica sul privato inducendone la volontà.
- Per configurare l'induzione indebita è sufficiente che il privato percepisca, anche solo come possibile, la capacità del pubblico agente di incidere negativamente o positivamente mediante poteri pubblicistici; non è necessario che il potere fosse concretamente esercitabile nel dettaglio tecnico invocato dall'agente.
- Quando il giudice d'appello riforma un'assoluzione pronunciata in primo grado occorre una "motivazione rafforzata": il giudice deve illustrare perché la sua diversa valutazione supera ogni ragionevole dubbio e confutare specificamente i principali argomenti della decisione di primo grado.
- La mera consistenza plausibile o la forte verosimiglianza della ricostruzione accusatoria non è sufficiente a riformare un'assoluzione; l'appello deve offrire una forza persuasiva superiore e motivare in modo puntuale eventuali vizi logici o carenze probatorie della sentenza assolutoria.
- L'appello del Pubblico Ministero non è automaticamente inammissibile se ripropone questioni già esaminate in primo grado; è invece necessario che l'atto contenga critiche specifiche, argomentate e strettamente connesse agli accertamenti della sentenza impugnata.
- Per provare la corruzione è essenziale dimostrare il nesso sinallagmatico (scambio) tra utilità promessa/erogata e l'atto illecito: cronologia, contesto e costanza comportamentale (pattern) possono rafforzare la prova, mentre lacune cronologiche o alternative spiegazioni amicali/filantropiche possono legittimamente generare ragionevoli dubbi.
- Se l'imputazione si fonda su un insieme numeroso di atti illeciti registrati nel tempo, ma solo alcuni sono collegati al rapporto contestato, il giudice deve esplicitare perché la valutazione di quei pochi atti costituisce prova sufficiente di un rapporto stabile e sinallagmatico; in mancanza, può rendersi necessaria nuova istruttoria.
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