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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33242/2026 del 10/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché meramente reiterativo delle doglianze già esaminate e respinte dalla Corte d'appello, la cui motivazione è stata ritenuta coerente, completa e conforme ai principi di diritto. La sentenza di condanna è pertanto rimasta ferma. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Torino del 19 febbraio 2026, che aveva confermato la condanna pronunciata in primo grado per il reato previsto dall'art. 497-bis c.p. Dal testo emerge che i motivi di ricorso riproponevano doglianze già formulate in appello e riguardavano, in particolare, il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis c.p., la questione del reato impossibile e la mancata applicazione della circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 1, c.p. Il ricorrente chiedeva una revisione delle valutazioni giuridiche compiute dai giudici di merito. La Corte di cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello avesse esaminato e motivato in modo logico, puntuale e conforme ai principi di diritto tutte le questioni dedotte, rilevando che il giudizio di legittimità non consente di sovrapporre la valutazione della Corte di cassazione a quella motivatamente compiuta dai giudici di merito.

Norme richiamate

  • art. 497-bis c.p.

    Norma incriminatrice del reato per il quale è intervenuta la condanna confermata nei gradi di merito; il testo non specifica la condotta concreta contestata.

  • art. 131-bis c.p.

    La Corte d'appello ha motivato l'assenza dei presupposti per l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

  • art. 62, n. 1, c.p.

    La Corte d'appello ha motivato il mancato riconoscimento della circostanza attenuante, valutazione ritenuta non sindacabile in cassazione nei termini prospettati dal ricorrente.

  • art. 606 c.p.p.

    Il controllo di legittimità sulla motivazione consente di verificare completezza, correttezza interpretativa e rispetto delle regole logiche, senza sostituire la valutazione della Corte di cassazione a quella dei giudici di merito.

Massime di principio

  • È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a reiterare doglianze già dedotte in appello e puntualmente esaminate e respinte dal giudice di secondo grado con motivazione logica, coerente e conforme ai principi di diritto.
  • Nel giudizio di legittimità la Corte di cassazione può sindacare la motivazione quanto alla verifica dell'esame degli elementi disponibili, della corretta interpretazione degli stessi e del rispetto delle regole logiche, ma non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito quando questa sia adeguatamente motivata.
  • La richiesta di una nuova valutazione delle questioni giuridiche già risolte dai giudici di merito non è sufficiente a fondare il ricorso per cassazione se non evidenzia uno specifico vizio rilevante nel giudizio di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieFalsità in atto pubblicoImpugnazioni
RamiReati contro la fede pubblicaProcesso penale
SottomaterieFalsità materiale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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