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Sentenza

Sentenza n. 6938/2026 - Roma, Sezione 2T

per l'annullamento della Determina Dirigenziale di sospensione attività ai sensi dell'art. 85 c. 5 bis della LR 22/2019

Giustizia amministrativa202510510

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: determinazione dirigenziale di sospensione per dieci giorni dell'attività di somministrazione, adottata ai sensi dell'art. 85, comma 5-bis, della l.r. 22/2019, per recidiva nell'abusiva occupazione di suolo pubblico

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha dedotto, con unico motivo, la violazione dell'art. 85, comma 5-bis, della l.r. 22/2019, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti ed errore. Secondo la ricorrente, mancavano i presupposti della sospensione per dieci giorni, poiché l'area occupata in eccedenza rispetto alla concessione non sarebbe stata pubblica, ma privata e appartenente al condominio dello stabile. Di conseguenza, non sarebbe stata provata né l'occupazione abusiva di suolo pubblico superiore al 50 per cento dell'area concessa, né la reiterazione dell'illecito. La società ha richiamato le delibere condominiali, un verbale della Polizia locale e una perizia tecnica, oltre alla circostanza di avere rinunciato a una precedente concessione di occupazione di suolo pubblico e di avere successivamente richiesto un ampliamento della concessione.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso ritenendolo infondato. La documentazione prodotta non dimostra la natura privata dell'area. Il contratto di locazione riguarda il locale commerciale e non comprende aree scoperte. Le delibere condominiali attestano soltanto le dichiarazioni e i voti espressi dai condomini e non possono costituire, neppure con efficacia ricognitiva, titolo di proprietà privata dell'area; inoltre, non risulta la stipula di un contratto di locazione dell'area da parte dell'amministratore. Il verbale della Polizia locale fa fede quanto alle attività materiali e alle consistenze rilevate, ma non quanto alla qualificazione giuridica dell'area. La perizia di parte, anche se giurata, non costituisce prova piena, ma al più un indizio, e nel caso concreto non era accompagnata neppure da una visura catastale. Anche i dati catastali hanno valore soltanto sussidiario e non provano autonomamente la proprietà. Il TAR ha inoltre valorizzato il comportamento della stessa società, che aveva richiesto una concessione di suolo pubblico per la medesima area, aveva rinunciato a essa, aveva ricevuto un diniego relativo all'utilizzo dell'area privata e aveva poi richiesto l'ampliamento della concessione da 8 a 32 metri quadrati. Non essendo stata provata la natura privata dell'area, è venuto meno il presupposto anche della contestazione relativa alla reiterazione. Il ricorso è stato quindi respinto; le spese sono state compensate per la peculiarità della questione.

Norme richiamate

  • art. 85, comma 5-bis, l.r. 22/2019

    La disposizione prevede la sospensione dell'attività commerciale per dieci giorni in caso di recidiva nell'abusiva occupazione di suolo pubblico, secondo i presupposti accertati dall'amministrazione.

  • art. 1118 c.c.

    L'assemblea, con un numero di voti che rappresenti i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell'edificio, può modificare la destinazione d'uso delle parti comuni.

    La norma presuppone che le aree siano già parti comuni in virtù di un titolo di acquisto della proprietà; una delibera condominiale non costituisce né attesta autonomamente la proprietà privata dell'area.

  • art. 950 c.c.

    Le mappe catastali possono essere utilizzate per individuare il confine solo in via sussidiaria, quando manchino prove idonee a determinarlo con certezza; il catasto non prova autonomamente la proprietà.

  • art. 64, comma 1, c.p.a.

    Spetta alle parti l'onere di fornire gli elementi di prova che siano nella loro disponibilità riguardanti i fatti posti a fondamento delle domande e delle eccezioni.

    Grava sulla parte che deduce la natura privata dell'area l'onere di fornire gli elementi probatori disponibili idonei a dimostrarla.

Massime di principio

  • Nel giudizio di impugnazione di un provvedimento sanzionatorio amministrativo, la parte che contesta la qualificazione privata dell'area sulla quale è stato accertato l'illecito deve fornire elementi probatori idonei a dimostrare tale qualificazione, secondo l'onere previsto dall'art. 64, comma 1, c.p.a.
  • Le delibere condominiali, in quanto documentano le dichiarazioni e le deliberazioni dei condomini, non costituiscono né attestano autonomamente la proprietà privata di un'area; la proprietà delle parti comuni deve risultare da un titolo di acquisto originario o derivativo.
  • I verbali degli organi accertatori fanno fede quanto ai fatti materiali direttamente constatati, quali l'estensione e la collocazione dell'occupazione, ma non vincolano il giudice in ordine alla qualificazione giuridica dell'area.
  • La perizia di parte, anche se giurata, non costituisce mezzo di prova piena della proprietà o della natura giuridica di un bene, ma ha valore meramente indiziario; analogamente, le risultanze catastali hanno efficacia probatoria soltanto sussidiaria.
  • La richiesta o l'utilizzo di una concessione di suolo pubblico per la medesima area, insieme ad altre condotte amministrative coerenti, può essere valutata dal giudice quale elemento del quadro probatorio sulla natura dell'area, senza sostituire la prova del titolo di proprietà.
  • Quando non è provata la natura privata dell'area occupata, non può essere accolta la censura che nega, per tale ragione, i presupposti dell'occupazione abusiva di suolo pubblico e della relativa reiterazione.

Come è indicizzato

MateriePubblici esercizi e somministrazioneInvalidità del provvedimento
RamiCommercio e attività produttiveProcedimento amministrativo
IstitutiOnere della prova e principio dispositivoDifetto di istruttoriaEccesso di potere

Testo integrale

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