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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34547/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per truffa aggravata per "rilevante danno" (consegna complessiva di euro 350.000) con tre censure principali: 1) tardività della querela (querela presentata il 2.12.2014) che renderebbe improcedibile l'azione; 2) vizio di motivazione circa la sussistenza dell'aggravante del "rilevante danno" con riferimento alla persona offesa Giavazzi (danno pari a euro 25.000) da ritenersi non rilevante; 3) vizio di motivazione e mancata valutazione della versione difensiva che dava conto di un presunto prestito ricevuto dalla persona offesa Sala Giuseppe, idoneo a escludere la responsabilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto che la querela di dicembre 2014 fosse tempestiva in quanto le vittime si sono pienamente rese conto del fatto solo successivamente a settembre 2014; inoltre ha richiamato il principio secondo cui, dopo il d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (riforma "Cartabia"), la volontà punitiva tardivamente manifestata dalla persona offesa equivale a presentazione della querela e non si considera tardiva. Il terzo motivo è stato ritenuto generico e privo di confronto con la motivazione di merito che ha evidenziato gli artifici e raggiri usati dall'imputato e l'assenza di riscontri probatori a supporto della tesi del prestito. Sul secondo motivo la Corte ha confermato che il danno di euro 25.000 subito da Giavazzi non elide la sussistenza dell'aggravante rispetto al più consistente danno subito da Sala, e ha ritenuto la motivazione di merito esente da vizi rilevabili in Cassazione. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali, al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili, liquidate in euro 1.955,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (riforma "Cartabia")

    La Corte ha richiamato il principio per cui, con la riforma, la volontà punitiva tardivamente manifestata dalla persona offesa in relazione a reati originariamente perseguibili d'ufficio equivale a presentazione della querela, sì da non essere rilevante la sua tardività quando in precedenza la querela non era richiesta per la procedibilità.

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 50672 del 10/11/2023, Ongaro, Rv. 285691)

    richiamata dalla sentenza

    Precedente richiamato a sostegno del principio sopra indicato, secondo cui la tardiva manifestazione della volontà punitiva vale come presentazione della querela nei casi di modifica delle condizioni di procedibilità.

Massime di principio

  • La querela è tempestiva se le vittime si sono rese consapevoli del fatto lesivo solo successivamente: la data di piena cognizione è rilevante per la decorrenza dei termini.
  • A seguito del d.lgs. 10/10/2022 n.150 (riforma "Cartabia"), una manifestazione tardiva della volontà punitiva da parte della persona offesa può essere considerata equivalente alla presentazione della querela, con conseguente non rilevanza della presunta tardività prodromica.
  • La Cassazione non riesamina fatti e prove in modo sostanziale: deduzioni generiche che non si confrontano con la motivazione di merito sono inammissibili o destinate al rigetto.
  • Per confutare una ricostruzione probatoria consolidata (es. che l'imputato abbia usato artifici e raggiri), il ricorrente deve offrire elementi probatori concreti e specifici, non semplici contestazioni o versioni alternative non supportate.
  • La rilevanza dell'aggravante per "rilevante danno" può essere valutata anche tenendo conto dell'insieme della condotta e del danno complessivo: un danno minore riferito a una delle vittime non necessariamente esclude l'aggravante se il resto della condotta è grave.
  • Chi propone ricorso deve altresì considerare i rischi processuali e le conseguenze economiche (spese, sanzioni alla Cassa delle Ammende) in caso di inammissibilità o rigetto.

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