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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13837/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 12/06/2023 del Tribunale del riesame di Palermo che ha rigettato la richiesta di riesame avverso l'ordinanza del GIP del 16/05/2023, la quale aveva applicato la custodia cautelare in carcere ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza per i reati previsti dagli artt. 110 c.p., 73 co.1 e 80 co.2 D.P.R. n.309/1990 (traffico/cecità di sostanze stupefacenti) e il pericolo di reiterazione. Il ricorrente deduce due principali censure: (1) violazione degli artt. 192 e 266 c.p.p. per omessa o carente motivazione su punti decisivi — in particolare censura la ricostruzione delle intercettazioni come indimostrate, l'assenza di riscontro sulle riunioni in Calabria e la mancanza di prova della consegna/pagamento della sostanza, sostenendo che l'assenza di consegna integra al più il tentativo; (2) manifesta illogicità e contraddittorietà della valutazione delle esigenze cautelari speciali-preventive, sotto il profilo della loro attualità, posto che l'unico precedente rilevante risalirebbe al 2018 e che un altro giudizio di riesame nella stessa sede avrebbe revocato la misura per un co-indagato per la risalenza del fatto.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Sul merito dell'inammissibilità: il primo motivo è ritenuto generico e non adeguatamente correlato alle ragioni poste a fondamento dell'ordinanza impugnata; la valutazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in Cassazione salvo travisamento della prova, che il ricorrente non ha dedotto né dimostrato. La Corte ritiene infondata la censura secondo cui il fatto sarebbe al più tentativo: i giudici di merito hanno desunto la perfezione dell'accordo non solo dalle conversazioni ma soprattutto dalla effettiva consegna della sostanza (poi restituita), e la giurisprudenza consolidata considera sufficiente l'accordo sulle condizioni di vendita per configurare la cessione anche in assenza di immediata disponibilità materiale. Quanto alle esigenze cautelari speciali, il Tribunale del riesame ha fatto riferimento a precedenti condanne e a fatti più recenti (rinvio a giudizio per reati del 2020) che attestano la attualità del pericolo di recidiva; il richiamo a decisioni differenti assunte da diverso collegio non altera la valutazione del provvedimento impugnato. Conseguentemente il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Concorrente nel reato: è contestata la partecipazione in concorso all'acquisto e trasporto di sostanze stupefacenti.

  • art. 73, comma 1, D.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina la disciplina delle sanzioni per traffico di sostanze stupefacenti; la fattispecie contestata è in relazione a questa disposizione.

  • art. 80, comma 2, D.P.R. n. 309/1990

    Prevede l'aggravante per ingente quantità di stupefacente (rilevante per l'hashish nel caso).

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regola i mezzi di prova e la loro valutazione; il ricorrente ha censurato la valutazione delle intercettazioni in violazione di questa norma.

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Disposizioni in materia di motivazione degli atti decisori: il ricorrente ha denunciato omessa/insufficiente motivazione su punti decisivi.

  • art. 23 comma 8 D.L. n.137/2020

    Richiamato come norma procedurale in ordine alla trattazione del ricorso (modalità/termini procedurali).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce le conseguenze in termini di condanna alle spese e di obbligo di versamento alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile ascrivibile a colpa; applicata per la condanna a € 3.000,00.

Massime di principio

  • Le censure relative alla valutazione delle intercettazioni costituiscono, di regola, questioni di fatto riservate al giudice di merito; la Corte di legittimità le sindaca solo in presenza di travisamento della prova o di manifesta illogicità della motivazione.
  • Per la configurazione del reato di cessione/acquisto di stupefacenti è idoneo l'accordo tra le parti su oggetto, quantità e prezzo; non è sempre necessaria la immediata materiale disponibilità della sostanza per considerare il reato consumato.
  • La restituzione della sostanza dopo la consegna non esclude la perfezione dell'accordo già intervenuto e non trasforma automaticamente la condotta in tentativo, salvo interruzione dell'iter criminis prima della conclusione dell'accordo.
  • I motivi in cassazione devono essere specifici e collegati puntualmente alle ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato; i rilievi generici o non correlati alla motivazione del giudice di merito risultano tipicamente inammissibili.
  • Ai fini della valutazione delle esigenze cautelari speciali-preventive il giudice può tener conto di precedenti condanne e di fatti successivi che dimostrino la attualità del pericolo di recidiva; confronti con provvedimenti adottati da diverso collegio non costituiscono automaticamente vizio.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare la condanna alle spese e il pagamento di somme alla Cassa delle ammende se la Corte ritiene che l'inammissibilità sia imputabile anche a colpa del ricorrente.

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