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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27457/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva disposto sequestro e confisca ex art. 240-bis c.p. (ex art. 12-sexies D.L. 306/1992) di beni ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati; il ricorrente censura l'interpretazione della nozione di "equivalente", sostenendo che la confisca di beni di valore superiore all'illecito debba essere correlata all'entità del profitto effettivamente attribuito al reato e non estendersi oltre tale ammontare.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ritiene che il giudice dell'esecuzione abbia adeguatamente motivato la sproporzione patrimoniale e il rispetto del criterio della "ragionevolezza temporale" indicato dalla precedente sentenza di annullamento, applicando correttamente l'art. 240-bis c.p.; afferma inoltre che, ai fini della confisca cd. "allargata", non è richiesta una diretta proporzione tra bene confiscato e quantum del profitto del reato. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.L. n. 306 del 1992, art. 12-sexies (ora art. 240-bis c.p.)

    La norma permette la confisca "allargata" di beni nella disponibilità del condannato se il loro valore è sproporzionato rispetto ai redditi o all'attività svolta; il giudice dell'esecuzione può disporre la confisca purché motivi la sproporzione con parametri verificabili e dia adeguato confronto con le deduzioni difensive.

  • Sez. U, sentenza n. 27421 del 25/02/2021 (Rv. 281561)

    Il giudice dell'esecuzione può disporre la confisca ex art. 240-bis per beni entrati nella disponibilità del condannato fino alla pronuncia della sentenza per il "reato spia"; è ammessa anche la confisca di beni acquistati successivamente se finanziati con risorse possedute anteriormente.

  • Sez. 3, sentenza n. 1555 del 21/09/2021 (dep. 17/01/2022) (Rv. 282407)

    Il rapporto tra bene oggetto di confisca e reato, valutato con il criterio della ragionevolezza temporale, non richiede una diretta proporzione rispetto al profitto realizzato dal reato.

  • Sez. 2, sentenza n. 3854 del 30/11/2021 (dep. 03/02/2022) (Rv. 282687)

    Per la confisca "allargata" rileva la sproporzione tra valore dei beni ed i redditi dichiarati o l'attività economica, e non il "quantum" ricavato dal reato; la giustificazione della provenienza lecita dei beni grava su chi intende giustificarne la liceità.

Massime di principio

  • La confisca cd. "allargata" ex art. 240-bis c.p. può colpire beni il cui valore è sproporzionato rispetto ai redditi o all'attività dichiarata, anche se il valore supera il profitto attribuibile al reato: non è richiesta una proporzione diretta con il "quantum" del profitto.
  • Il criterio della "ragionevolezza temporale" impone al giudice di motivare specificamente l'estensione temporale della confisca (beni acquistati dopo il reato): se adeguatamente motivata, anche beni acquistati anni dopo possono essere confiscati quando si dimostri sproporzione e l'assenza di giustificata provenienza lecita.
  • La valutazione della sproporzione e l'applicazione dei parametri probatori sono rimessi al giudice di merito; in Cassazione l'esame è limitato alla verifica della motivazione, della logicità e del rispetto dei principi di diritto.
  • Il giudice dell'esecuzione deve utilizzare parametri verificabili e confrontare razionalmente le proprie conclusioni con le deduzioni difensive; l'onere di provare la lecita provenienza dei beni grava su chi li detiene o ne pretende l'esclusione dalla confisca.
  • È possibile confiscare beni acquistati dopo la condanna se risultano finanziati con risorse pregresse; quindi l'indagine sulla fonte delle risorse è cruciale per la decisione sulla confisca.

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