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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24219/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugna l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riconoscimento della continuazione tra reati di bancarotta oggetto di due sentenze (Corte d'appello di Bolzano 22/06/2020 e GIP Tribunale di Trento 05/10/2017). Zanoni deduce: errore di motivazione e di fatto nella collocazione temporale delle condotte (sostiene che i prelievi dalla ARCO 41 s.r.l. siano avvenuti nel 2011-2013 anziché 2013-2015); errata valutazione dell'unità del disegno criminoso e della identità materiale delle condotte (sostenendo che in entrambi i casi si trattò di utilizzazione di risorse sociali per finalità estranee all'oggetto sociale); mancata considerazione dell'identità del bene giuridico tutelato.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice di merito ha adeguatamente motivato il diniego di riconoscimento della continuazione, richiamando il criterio nomofilattico secondo cui il riconoscimento richiede verifica di indicatori concreti (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, causali, modalità della condotta, sistematicità e abitudini programmate di vita) e la prova che i reati successivi fossero stati programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento del primo. Nel caso concreto la Corte ha ritenuto che Zanoni abbia posto in essere scelte estemporanee, legate a specifiche decisioni imprenditoriali e ad occasioni successive: le distrazioni ai danni della LO.GI. s.r.l. furono finalizzate a finanziare altre società, mentre i prelievi da ARCO 41 s.r.l. perseguivano finalità estranee alla competenza aziendale. Pertanto l'identità materiale delle condotte non è risultata idonea a provare un disegno criminoso unitario. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Cass. Sez. U., n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo), Rv. 270074

    Sez. U, n. 28659 dei 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074

    Principio secondo cui il riconoscimento della continuazione richiede, anche in sede di esecuzione, verifica di concreti indicatori (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, causali, modalità della condotta, sistematicità e abitudini programmate di vita) e la dimostrazione che i reati successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali al momento del primo reato

  • Art. 81 c.p. (continuazione) - richiamato implicitamente nei principi

    La continuazione richiede un disegno criminoso unitario; non è sufficiente la mera somiglianza materiale delle condotte o la medesima modalità distributiva se non emerge una progettazione "in origine" dei reati successivi

Massime di principio

  • La mera identità materiale delle azioni (es. ripetuti prelievi o distrazioni) non basta a provare la continuazione; è necessario dimostrare che i reati successivi fossero programmati in origine
  • La contiguità spazio-temporale è un elemento utile ma non decisivo: decisioni estemporanee legate a specifiche circostanze imprenditoriali possono escludere la continuità del disegno criminoso
  • Per valutare la continuazione vanno considerati congiuntamente: finalità perseguite, modalità operative, sistematicità o abitudini di vita, e le causali concrete che giustificano o spiegano le singole condotte
  • La stessa lesione del medesimo bene giuridico (es. patrimonio sociale) è rilevante ma non determina automaticamente la continuazione se mancano elementi probanti di un progetto criminoso unitario
  • In sede di esecuzione come in cognizione la prova deve essere robusta: contestazioni difensive che si limitano a sovrapporre effetti e scopi delle condotte senza fornire elementi sulla progettazione iniziale difficilmente sovvertono la motivazione del giudice

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