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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31213/2025 del 17/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Due imputati hanno proposto distinti ricorsi per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari del 15/04/2024. Dal testo emerge che il ricorso aveva un unico motivo, identico per entrambi, già dedotto in appello e lì disatteso. La doglianza riguardava la qualificazione giuridica del fatto in termini di tentativo di rapina impropria e, implicitamente, la tesi difensiva della desistenza volontaria o comunque dell'insussistenza dei presupposti del tentativo. La Corte di cassazione rileva che il motivo è non consentito perché meramente reiterativo di questioni già esaminate dal giudice di merito, oltre che manifestamente infondato alla luce della giurisprudenza consolidata sulla configurabilità del tentativo di rapina impropria e sulla nozione di desistenza volontaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione si fonda sul rilievo che il motivo era già stato proposto in appello ed era comunque infondato, perché, secondo la giurisprudenza richiamata, il tentativo di rapina impropria è configurabile quando, dopo atti idonei alla sottrazione della cosa altrui non portati a compimento per cause indipendenti dalla volontà dell'agente, questi usi violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità; inoltre, non ricorre desistenza volontaria quando l'arresto della condotta dipende da fattori esterni e non da una scelta libera dell'agente.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamato implicitamente attraverso la nozione di tentativo e di desistenza volontaria; il tentativo è configurabile quando l'azione si arresta per cause indipendenti dalla volontà dell'agente, mentre la desistenza richiede un arresto volontario e libero dell'azione criminosa.

  • art. 628 c.p.

    Richiamato implicitamente attraverso la qualificazione del fatto come tentativo di rapina impropria; la violenza o minaccia successiva ad atti idonei alla sottrazione integra la fattispecie tentata quando è finalizzata ad assicurarsi l'impunità.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende, secondo il regime previsto per i ricorsi inammissibili.

Massime di principio

  • È configurabile il tentativo di rapina impropria quando, dopo atti idonei diretti alla sottrazione della cosa altrui non portati a compimento per cause indipendenti dalla volontà dell'agente, intervenga violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità.
  • La desistenza volontaria richiede un arresto della condotta criminosa determinato da una scelta libera e non necessitata dell'agente; non ricorre quando la prosecuzione dell'azione sia impedita da fattori esterni o quando l'abbandono dell'azione sia imposto dalla situazione.
  • In sede di legittimità è inammissibile il motivo di ricorso che si limiti a reiterare censure già dedotte in appello e specificamente disattese dal giudice di merito, soprattutto se la doglianza contrasta con un orientamento giurisprudenziale consolidato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRapina
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiTentativo

Testo integrale

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