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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30950/2026 del 12/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo che aveva confermato la condanna per furto di energia elettrica, aggravato dall'uso del mezzo fraudolento (apposizione di un magnete) e dalla commissione del fatto su cose destinate a pubblico servizio. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sulla riconducibilità del fatto alla sua persona e sulla sussistenza della violenza sulle cose; con il secondo ha contestato il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità ex art. 62 n. 4 c.p.; con il terzo e il quarto ha censurato il riconoscimento della recidiva, il giudizio di bilanciamento e la misura della pena. La Corte ha ritenuto il primo motivo generico e manifestamente infondato, richiamando i principi di legittimità sul furto di energia elettrica e sull'aggravante della violenza sulle cose anche quando l'allaccio abusivo sia materialmente realizzato da terzi ma utilizzato consapevolmente dall'agente. Ha ritenuto il secondo motivo manifestamente infondato perché, nel furto di energia elettrica, l'attenuante del danno di speciale tenuità non è di regola concedibile, essendo la consumazione protratta nel tempo per tutto il periodo di utilizzazione dell'allaccio abusivo. Ha infine considerato il terzo e il quarto motivo ripetitivi di censure già esaminate con motivazione immune da illogicità dalla Corte territoriale.

Norme richiamate

  • art. 625, primo comma, n. 2, c.p.

    L'aggravante della violenza sulle cose è configurabile anche quando l'allacciamento abusivo alla rete elettrica sia materialmente eseguito da un terzo, purché l'agente faccia consapevole uso dell'allaccio altrui; si tratta di circostanza oggettiva valutabile a carico dell'agente se conosciuta o ignorata per colpa.

  • art. 62 n. 4 c.p.

    Nel furto di energia elettrica l'attenuante del danno di speciale tenuità non è, di regola, concedibile, perché l'appropriazione si realizza con flusso continuo e la consumazione si protrae per tutto il periodo di utilizzazione dell'energia.

Massime di principio

  • Nel furto di energia elettrica risponde anche chi utilizzi consapevolmente un allaccio abusivo predisposto da altri, poiché la condotta di appropriazione può essere riferita all'utilizzatore dell'allaccio se vi aderisce con consapevolezza.
  • L'aggravante della violenza sulle cose nel furto di energia elettrica ha natura oggettiva e può essere imputata all'agente quando questi conosca l'allaccio abusivo o lo ignori per colpa, anche se la manomissione materiale non è stata compiuta da lui.
  • L'attenuante del danno di speciale tenuità è normalmente incompatibile con il furto di energia elettrica, poiché il fatto si consuma in modo continuato e la lesione patrimoniale va valutata sull'intero periodo di prelievo abusivo.
  • In cassazione sono inammissibili i motivi generici, ripetitivi o meramente assertivi, specie quando si limitino a riproporre questioni già esaminate dai giudici di merito con motivazione logica e completa.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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