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Sentenza

Sentenza n. 683/2026 - Ancona, Sezione 1

per l'annullamento Per quanto riguarda il ricorso introduttivo: - dell'ordinanza di demolizione nr. 015/E del 2017, prot. 121119 del 8/9/2016, notificata in data 5/9/2017; - di ogni atto antecedente o successivo, come preordinato ad ordinare la demolizione ovvero conseguente ad essa, ad oggi non conosciuto, e comunque del verbale di sopralluogo della Polizia Municipale del 29/8/2016 – Prot. 118823 nonché della diffida ex art. 35 del DPR 380 del 2001 prot. 39743 del 14/3/17; Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati dal ricorrente il 9/1/2019: - dell’ordinanza di demolizione nr. 7/E del 2018 notificata in data 23/10/2018

Giustizia amministrativa201700559

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Marche - Ancona, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanze di demolizione relative a recinzioni abusive realizzate su aree comunali destinate a viabilità e parcheggi pubblici

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza di demolizione n. 15/E del 2017 e la successiva ordinanza n. 7/E del 2018, adottata per rettificare un errore materiale di misurazione, deducendo violazione di legge ed eccesso di potere. Le opere contestate consistevano in due tratti di recinzione con muretto in cemento armato e pannelli metallici, realizzati per ampliare la corte pertinenziale del capannone e occupare aree di proprietà comunale. Il ricorrente sosteneva, in particolare, che le opere costituissero una difformità parziale rispetto al titolo edilizio originario, che il certificato di abitabilità del 1989 ne attestasse la legittimità, che fosse necessaria la preventiva diffida prevista dall'art. 35 d.P.R. 380/2001, che le aree fossero state acquistate per usucapione e che l'occupazione fosse giustificata dalla mancata realizzazione del tratto stradale previsto dal piano P.I.P. È intervenuto ad adiuvandum il figlio del ricorrente.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso e i motivi aggiunti. Ha qualificato le recinzioni come opere realizzate ex novo in assenza di titolo, e non come mera difformità parziale dall'intervento autorizzato: la concessione edilizia del 1987 e la variante del 1988 autorizzavano il capannone e la sistemazione della corte, ma non prevedevano né autorizzavano recinzioni. Il certificato di abitabilità del 1989 è stato ritenuto irrilevante, perché non menzionava le recinzioni e non poteva legittimare o sanare opere abusive. Essendo le opere prive di titolo e realizzate su suolo pubblico, l'art. 35 d.P.R. 380/2001 impone la demolizione quale conseguenza vincolata ed esclusiva. La mancata preventiva diffida non determina l'illegittimità dell'ordinanza, poiché la diffida ha la sola funzione di consentire l'adempimento spontaneo, non è previsto un termine minimo tra diffida e demolizione e la diffida può anche essere contestuale all'ordine di demolizione. Non è stata riconosciuta l'usucapione: le aree appartengono al demanio stradale comunale, sono inalienabili e non usucapibili; inoltre, il possesso utile avrebbe avuto una durata massima di cinque anni, dal 1987 al 1992, inferiore al termine ventennale. La mancata realizzazione della strada prevista dal P.I.P. non legittima l'occupazione privata, rientrando la programmazione e i tempi delle opere pubbliche nella discrezionalità amministrativa. Le spese sono state compensate tra tutte le parti.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. 380/2001

    La norma prevede, in caso di interventi eseguiti su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici, quale conseguenza la demolizione a spese del responsabile.

    L'abusività di un'opera realizzata su suolo pubblico, in assenza di titolo edilizio, determina in via vincolata l'ordine di demolizione, senza alternative e senza necessità di ulteriore accertamento, di specifica motivazione o di comparazione degli interessi. La preventiva diffida non richiede un termine minimo e può essere contestuale all'ordine di demolizione.

  • concessione edilizia n. 86/1987 e variante del 1988

    I titoli autorizzavano la costruzione del capannone e la sistemazione della corte, ma non comprendevano le recinzioni oggetto dell'ordinanza.

Massime di principio

  • Le recinzioni realizzate ex novo e non previste dagli elaborati progettuali del titolo edilizio costituiscono opere abusive autonome, non mere difformità parziali dall'intervento assentito.
  • Quando un'opera abusiva è realizzata in assenza di titolo su suolo pubblico, l'art. 35 d.P.R. 380/2001 impone la demolizione quale conseguenza vincolata ed esclusiva; l'amministrazione non deve valutare soluzioni alternative, comparare gli interessi o motivare specificamente sul decorso del tempo.
  • La preventiva diffida prevista dall'art. 35 d.P.R. 380/2001 ha la funzione di consentire l'adempimento spontaneo e non richiede un intervallo temporale minimo prima dell'ordine di demolizione; può anche essere contenuta nello stesso provvedimento demolitorio.
  • Le aree appartenenti al demanio stradale pubblico sono inalienabili e non possono essere acquistate per usucapione; in ogni caso, l'usucapione richiede il compimento del termine ventennale di possesso utile.
  • La mancata realizzazione di un'opera pubblica programmata non attribuisce al privato il diritto di occupare o recintare abusivamente il relativo suolo pubblico, poiché la programmazione e i tempi di esecuzione delle opere rientrano nella discrezionalità amministrativa.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniPatrimonio e alienazioni
RamiEdiliziaDemanio e patrimonio pubblico
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPrincipio di legalità e tipicità

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