Sentenza n. 3133/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza semplificata del TAR Emilia-Romagna n. 1436/2025, che aveva respinto l’impugnazione del diniego di rinnovo del permesso di soggiorno
Esito
Favorevole al resistente (prefettura e ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’appellante ha impugnato la sentenza del TAR che aveva respinto il ricorso contro il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, adottato in ragione della condanna riportata per il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti in concorso, previsto dall’art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990, con pena in fase di esecuzione. Ha dedotto l’erroneità della sentenza di primo grado, sostenendo la sussistenza delle condizioni per il rilascio del titolo e contestando la valutazione di pericolosità posta a fondamento del diniego. Ha inoltre invocato la convivenza con la sorella cittadina italiana, ritenendo che tale legame fosse idoneo a superare i rilievi derivanti dai precedenti penali.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto legittimo il diniego di rinnovo fondato sulla condanna per un reato ostativo, rilevando che, nelle ipotesi tipizzate dalla normativa sull’immigrazione, la valutazione della pericolosità sociale è stata compiuta direttamente dal legislatore e non richiede un’autonoma e ulteriore valutazione del Questore. Il Collegio ha inoltre escluso che la convivenza con la sorella cittadina italiana potesse incidere sull’esito, poiché i fratelli non rientrano tra i soggetti che compongono il nucleo familiare rilevante ai sensi dell’art. 29, comma 1, d.lgs. 286/1998. Le spese sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie.
Norme richiamate
art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990
La condanna per detenzione illecita di sostanze stupefacenti costituisce il precedente penale ostativo posto a fondamento del diniego di rinnovo del permesso di soggiorno.
art. 100 c.p.
La condanna riguardava il reato commesso in concorso, come richiamato nella motivazione.
art. 29, comma 1, d.lgs. 286/1998
I fratelli non rientrano tra i soggetti che compongono il nucleo familiare rilevante ai fini della disciplina richiamata; pertanto il legame con la sorella cittadina italiana non supera il motivo ostativo.
art. 60 c.p.a.
Ha consentito la definizione dell’appello con sentenza in forma semplificata all’esito della camera di consiglio fissata per l’incidente cautelare, considerata la completezza del contraddittorio e la superfluità di ulteriore istruzione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
È stato applicato per disporre l’oscuramento delle generalità dell’appellante.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
È stato richiamato quale ulteriore base per la tutela dei dati personali relativi ai precedenti penali dell’appellante.
Massime di principio
- Quando il diniego o il mancato rinnovo del permesso di soggiorno è fondato su una condanna per un reato tipizzato dalla normativa sull’immigrazione come ostativo, la valutazione della pericolosità sociale è compiuta a monte dal legislatore; non è quindi necessaria un’autonoma e ulteriore valutazione del Questore sulla pericolosità dello straniero.
- La convivenza o il legame con una sorella cittadina italiana non è, di per sé, idoneo a superare un motivo ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, poiché i fratelli non rientrano tra i componenti del nucleo familiare rilevante ai sensi dell’art. 29, comma 1, d.lgs. 286/1998.
- La presenza di un reato ostativo tipizzato prevale, ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, sul solo rapporto di fratellanza con un cittadino italiano, salva la rilevanza di eventuali diversi presupposti familiari previsti dalla legge.
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